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lunedì 12 agosto 2013

Tibet: la battaglia mediatica delle autoimmolazioni

di Andrea Parti
dalla testata online Il Becco, http://www.ilbecco.it/internazionale-2/item/631-tibet-la-battaglia-mediatica-delle-autoimmolazioni.html

La questione delle autoimmolazioni si inserisce nel quadro di battaglia comunicativa tra il "governo tibetano in esilio" a Dharamsala e le autorità cinesi. E' un proseguimento, con altri mezzi, della ribellione della ristretta élite aristocratica e religiosa tibetana iniziata nella seconda parte degli anni cinquanta con il supporto diretto della CIA1.

Alcuni cenni storici
La regione tibetana non raggiunse un'unità politica fino al VII secolo dopo Cristo quando, il re Songstan Gampo, unificò varie parti dell'area per attaccare la Cina dei Tang; tale conflitto si concluse con un'alleanza con i cinesi. Nel IX secolo, la dinastia si sfaldò e, come il resto della Cina fu conquistata nel XIII secolo dai Mongoli, che nominarono come dignitario locale, il primo Dalai Lama della storia2. Col declino dell'influenza mongola, il Tibet fu riconquistato nel 1721 dalla dinastia Manciù e fu trasformato nel 1751 in provincia autonoma.
Nel 1904 e nel 1912, nel quadro delle guerre coloniali contro la Cina, la Gran Bretagna invase il Tibet grazie al pretesto di controversie confinarie. Gli invasori stabilirono un rapporto con la classe monastica, cercando di attribuire uno status internazionale alle autorità tibetane facendole partecipare alla conferenza di Simla del 1913 dove, nonostante le fortissime proteste delle autorità cinesi, acquisirono unilateralmente i territori ancora oggi contestati con l'India3Nessun governo cinese accettò mai l'esito di quella conferenza, il paese conservò la sua integrità territoriale che più tardi fu confermata dalle Nazioni Unite4. Nel 1950, con la fine della guerra civile e la proclamazione nel 1949 della Repubblica Popolare Cinese, le truppe di Mao Tse Tung completarono in Tibet il controllo sul territorio nazionale. Nel 1951 l'area divenne regione autonoma; per tentare di coinvolgere il Dalai Lama nelle riforme della società tibetana, ancora impostata a livello feudale, tra il 1951 e il 1959, non furono scalfiti gran parte dei privilegi di monaci e aristocratici, che continuarono a mantenere proprietà e potere giudiziario sui contadini e servi a loro legati per diritto ereditario; in base a queste decisioni il governo centrale aveva il controllo militare della regione ed un ruolo di coinvolgimento diretto nella promozione interna di nuove riforme sociali5. Ciò non fu sufficiente a creare i presupposti per una liberazione della società dai nobili feudali, che vedendo minacciati i loro privilegi di casta dominante, grazie all'appoggio della CIA6, organizzarono la reazione al governo comunista. Nel 1956 bande armate tibetane tesero un’imboscata ad un convoglio dell’Esercito di Liberazione del Popolo cinese, iniziando una sollevazione contro il governo centrale. Nel 1958 cominciò l'addestramento di oltre 300 tibetani nelle basi di Camp Dale e Guam. Molti di questi commando erano capi di clan aristocratici. Secondo una relazione degli stessi servizi segreti americani, il 90% di questa truppa non era conosciuto da nessuno all’interno del paesee il vero e proprio tentativo insurrezionale del 1959 fu sconfitto. Considerata la natura morfologica del territorio, l'esigua guarnigione dell’Esercito di Liberazione del Popolo operante in Tibet non sarebbe mai stata in grado di catturare la guerriglia dei fedeli al Dalai Lama, come poi fece, senza un appoggio diretto da parte della stessa popolazione tibetana. Ciò dimostra che su un piano effettivo la reazione al governo comunista abbia avuto una base molto ristretta all’interno della regione8. Dal 1960 le spese dell’intelligence americana ammontavano a 1,7 milioni di dollari annui, di cui 500000 destinati al mantenimento di 2100 ribelli nelle basi nepalesi e 180000 destinati alle “necessità personali” del Dalai Lama9, "rifugiato" in India10. In cambio di questo appoggio, gli americani aiutarono il paese confinante a sviluppare l'arma atomica11.  Dopo il 1959, le autorità cinesi eliminarono il sistema di schiavitù, di servitù della gleba e l’utilizzo di mano d’opera non salariata. Fu eliminato il sistema delle tasse, creato un nuovo piano di lavoro, furono ridotte in larga parte la disoccupazione e la miseria. Furono edificati i soli ospedali esistenti nel paese e fu avviato un sistema educativo, che rompesse il monopolio dei monasteri in ambito medico e formativo. Furono costruiti sistemi di irrigazione per l’acqua e fu portata l’energia elettrica a Lhasa. Fu inoltre abolito il sistema delle flagellazioni pubbliche, le mutilazioni e le amputazioni compiute come forme di punizione dalle autorità religiose. Dal 1961 furono redistribuite ai contadini le terre dei signorii greggi furono affidate alle comuni dei pastori. Una parte della popolazione rimase comunque religiosa e lasciata in libertà di fare elemosine al clero, tuttavia la gente non fu più costretta a rendere omaggio o a fare regali sotto coercizione ai monasteri e ai signori. I molti monaci costretti negli ordini religiosi fin da bambini furono lasciati liberi di scegliere se rinunciare o meno alla vita monastica. Il clero restante continuò a vivere contando su minimi stipendi governativi ed un reddito supplementare guadagnato officiando ai servizi di nozze ed ai funerali12. Si tenga comunque conto che nel consolidare l’autorità sul Tibet, le stesse autorità cinesi ammettono degli errori, specie nel periodo della rivoluzione culturale (1966-1976), fase in cui le persecuzioni religiose raggiunsero un alto picco in tutto il paese13. Verso la fine degli anni ’70 la Cina aveva ottenuto la piena pacificazione della situazione, provando inoltre a correggere alcuni errori commessi durante i due decenni precedenti14.
Sconfitta sul campo di battaglia e parzialmente screditata dal miglioramento dei rapporti tra Pechino e Washington, l’attività sovversiva fu ridimensionata. Da questo momento in poi inizia la costruzione di uno stereotipo comunicativo basato sulla menzogna della "non violenza".
La creazione ad arte di uno stereotipo "non-violento"

Nel libro "La non violenza: una storia fuori dal mito", Domenico Losurdo dedica un capitolo intero al rapporto tra il Dalai Lama e la dottrina della non violenza.
Partendo da una citazione del Dalai Lama "Per tradizione i tibetani sono un popolo pacifico e non-violento. Da quando in Tibet fu introdotto il buddismo oltre un migliaio di anni fa, i tibetani praticano la non-violenza verso tutte le forme di vita15" smonta ogni singolo aspetto della quotidianità della società lamaista prerivoluzionaria. Dal posseso ostentato di armi da fuoco dei khampa16, alle continue mutilazioni e punizioni corporali inflitti alle classi più deboli17, alla segregazione - di fatto - razziale tra ricchi e poveri18il mondo lamaista era completamente pervaso dalla violenza. Una violenza che non escludeva brutali guerre civili interne, una violenza che non risparmiava punizioni severissime per i monaci ribelli, una violenza che colpiva – a discrezione dei reggenti – anche i giovani Dalai Lama, uccisi a seconda della convenienza politica19.
Il punto di vista ambiguo sulla guerra da parte del capo del cosiddetto "governo in esilio" lo ha portato anche a giustificare il suo appoggio ad alcuni tra i più brutali interventi militari del ventesimo secolo quali il bombardamento della Yugoslavia20, la Guerra di Corea21 e a ritenere positivo il possesso del deterrente atomico da parte dell'India in funzione anticinese22.
Davanti all'evidenza degli omicidi compiuti dai commando paramilitari inviati in Tibet negli anni '50, la propaganda americana cercò di mostrare una visione edulcorata, secondo la quale il Dalai Lama o non era a conoscenza di tali violenze23 o che considerava come una reazione spontanea della popolazione alla cosidetta "occupazione comunista cinese". Tale pratica è stata ripresa anche nel dare copertura e giustificazione mediatica al fenomeno delle autoimmolazioni di giovani monaci, secondo quanto riportato da alcune recenti interviste24.
Le autoimmolazioni
La stampa occidentale riporta periodicamente notizie di giovani monaci tibetani che hanno deciso di autoimmolarsi, spesso accompagnate da accurati servizi fotografici che ricostruiscono la vita e le volontà di questi ragazzi. Latita nel modo più completo, l'informazione riguardante le cause e il retroterra culturale su cui nascono questo genere di azioni. Per approfondire meglio questo argomento una risposta può essere trovata andando a verificare i racconti di chi, per varie vicissitudini, è sopravvissuto o ha partecipato ad esperienze simili. In seguito a una fuga di notizie, nel 2001 fu scongiurato un tentativo di autoimmolazione a Lhasa25. Gyatso, un giovane monaco tibetano fu fermato insieme a un complice, incaricato di filmare la scena della sua autoimmolazione. La sua testimonianza è stata ripresa in questo periodo da parte dei media cinesi, per una sensibilizzazione dell'opinione pubblica, in seguito al moltiplicarsi di casi simili. Poco più che adolescente, con l'intento di sviluppare le sue conoscenze religiose, il giovane fuggì clandestinamente in India a Dharamsala, sede del cosiddetto "governo tibetano in esilio". Lì fu sottoposto ad un lavaggio del cervello da parte di esponenti di gruppi separatisti e giornalisti occidentali. Fu pagato per partecipare a scioperi della fame in sostegno della causa indipendentista e in seguito, durante un incontro con varie personalità del "movimento in esilio" gli fu chiesto se fosse stato in grado di portare a termine la causa "suprema", la pratica dell'autoimmolazione. Una pratica che avrebbe trasformato uno sconosciuto ragazzo di provincia in un "eroe immortale"26; dovrebbe far riflettere che meccanismi simili di plagio e sfruttamento psicologico vengono perpetrati da noi quotidianamente, sebbene con fini diversi, nelle dinamiche legate alle varie forme di marketing piramidale. Secondo un'indagine della polizia cinese risulta che, esclusi alcuni limitati casi di nazionalismo estremista, la maggior parte delle persone che si autoimmolano provengono da situazioni con forti disagi (lutti, separazioni, bassa scolarizzazione)27. L'autoimmolazione è consigliata alle vittime, come un modo per ottenere una sorta di redenzione dai peccati commessi o un aiuto economico per la famiglia di orgine, tramite denaro proveniente dall'estero28. L'arresto di Lorang Konchok, un alto prelato tibetano accusato di omicidio per aver convinto otto persone a darsi fuoco, è stato utile per capire meglio la dinamica che c'è dietro a questi gesti spacciati per spontanei. Le vittime sono spesso affiancate da una rete di "complici", incaricati di filmare e fotografare le scene delle autoimmolazioni e di spedirle quanto prima possibile a canali esteri, legati alla stampa estera a sostegno del Dalai Lama. Un particolare davvero macrabro e che dovrebbe far riflettere su quanto sia disumano questo meccanismo, è la celerità con cui queste notizie vengono poi effettivamente pubblicate sui nostri canali29. Durante un interrogatorio, alla domanda se avesse mai pensato ad autoimmolarsi lui stesso, Lorang Konchok rispose "Non oso. Ho paura della morte, ho paura del dolore30".

Conclusioni
L'intera vicenda, se debitamente approfondita, mostra in modo abbastanza chiaro che la visione di una Cina che nasconde i dissensi interni è completamente falsa. Contrariamente a quanto sostenuto dalla stampa occidentale, i media della Repubblica Popolare, hanno affrontato l'argomento e sensibilizzato il più possibile l'opinione pubblica sultema delle autoimmolazioni, alimentando anche un dibattito in ambito religioso su questo argomento31. Oltre al necessario sforzo di intelligence e alle azioni di pubblica sicurezza, le autorità cinesi hanno fatto il possibile per salvare dalle autoimmolazioni i giovani, intervenendo quando possibile per salvarne le vite, tramite lo sforzo di medici provenienti da tutto il paese32. Il Dalai Lama, da un lato nega il suo diretto coinvolgimento, dall'altro promuove questa pratica dicendo che pregherà per queste "forme supreme di manifestazioni non violente". In un'intervista al quotidiano indiano Hindu, ha dichiarato una sorta di neutralità: "Se dico qualcosa di positivo i cinesi mi incolperanno subito. Se dico qualcosa di negativo, allora i componenti delle famiglie di quelle persone saranno tristi. Hanno sacrificato la loro vita. Non è facile. Quindi non voglio dare l'impressione che sia sbagliato33". Quello che è certo, a differenza del resto dei buddisti34 è che da parte sua non è mai arrivata nessuna condanna. In una sua dichiarazione all'NBC le sue dichiarazioni esaltano e giustificano questo tipo di gesti: "Vivo in un paese libero[...] Ma loro stanno attraverso situazioni disperate, quindi prendono queste decisioni. Sono abbastanza certo chequelli che hanno sacrificato le loro vite con sincere motivazioni, [...] per il benessere delle persone, dal un punto di vista buddista o religioso, è positivo. Ma questi atti sono carichi di rabbia e odio, quindi è sbagliato. E' difficile giudicare35>>. Come spiegato da Losurdo, al ripresentarsi della violenza, il Dalai Lama adotta la strategia di non sapere o di non conoscere a fondo il modo in cui agiscono i propri intermediari. Continua a portare avanti, con altri mezzi e senza alcun rispetto per la vita, la guerra di secessione iniziata negli anni '50. Una guerra per il ripristino dei principi e dei privilegi feudali che hanno contraddistinto la sua amministrazione del Tibet. Una guerra che non si fa scrupoli a prendere vite per un semplice lancio di agenzia.
1 Cfr. TARQUINI ANDREA, Tibet, svelati i dossier sulla guerriglia – I soldi della CIA al Dalai Lama, La Repubblica, 9 giugno 2012 
2 Cfr. PARTI ANDREA, La questione tibetana, Essere Comunisti, 5 marzo 2009
Cfr. COLLOTTI PISCHEL ENRICA, Tibet, “Il Manifesto”, 9 gennaio 2000
4 Cfr.  PARTI ANDREA, La questione tibetana
5 Ibidem
Cfr. ARESHEV ANDREJ, Tibet: lanceranno gli USA una nuova guerra segreta sotto il “tetto del mondo”?
7 Cfr. LEARY WILLIAM, Secret Mission to Tibet, Air and Space, dicembre 1997-gennaio 1998
8 Cfr. PARENTI MICHAEL, Feudalesimo amichevole: il mito del Tibetgennaio 2007 
9 Si tenga conto che già a partire dal 1949 gli Stati Uniti cercassero di convincere il Dalai Lama ad andare in esilio.
10 Cfr. ARESHEV ANDREJ, Tibet: lanceranno gli USA una nuova guerra segreta sotto il “tetto del mondo”?,
11 Cfr. DESIMPELAERE JEAN-PAUL, I cinesi hanno liquidato i Tibetani?
12 Cfr. Ibidem
13 Cfr. KURTENBACH, Associate Press Report, San Francisco Chronicle, 12 febbraio 1998
14 Cfr. Ibidem
15 Cfr. LOSURDO DOMENICO, La non violenza – Una storia fuori dal mito, Editori Laterza, 2010, p. 187
16 Cfr. Ibidem, p. 188
17 Cfr. Ibidem, pp. 190-191
18 Cfr. Ibidem, pp. 192-193
19 Cfr. Ibidem, p. 189
20 Cfr. PARTI ANDREA, La questione tibetana
21 Cfr. LOSURDO DOMENICO, La non violenza- Una storia fuori dal mito, p.196
22 Cfr. Ibidem, p. 198
23 Cfr. Ibidem, p. 202
25 Cfr.  Articolo non firmato, Dalai Clique's Spies Caught, Plot Crushed, People Daily Online, 18 maggio 2001 
26 Cfr. HAO ZHANG, Storia di un potenziale autoimmolatore, CCTV ONLINE, gennaio 2013 
27 Cfr. QIANG HOU, Police reveal fraud behind self-immolations in NW ChinaXinhua, 7 febbraio 2013 
28 Per un maggiore approfondimento sull'argomento, consiglio la visione dei documentari in lingua inglese "Facts about the Self immolations in Tibetan Areas of Ngapa " e "Self immolations in Ganan and the Tibetan independence activists outside China"liberamente consultabili nel canale Youtube di CCTV Online 
29 Vedi nota precedente
30 XUEQUAN MU, Monk goads people to commit suicide, Xinhua, 28 gennaio 2013
31 Il buddismo rappresenta circa il 6% della popolazione mondiale. Di questo 6%, 1/60 è rappresentato dal buddismo tibetano che a sua volta è suddiviso in 4 scuole diverse; soltanto una di queste, quella dei "berretti gialli", fa riferimento al Dalai Lama.
32 Vedi nota 25
33 Cfr. KRISHNAN ANANTH, Dalai Lama speaks of dilemma on spreading self-immolationsThe Hindu
34 Cfr. Buddhist doctrine opposes self-immolation: top monks, People Daily Online, 15 dicembre 2012 
35 Cfr. CURRING ANN, NBC Interviews His Holiness the Dalai Lama on Self-Immolation Tragedy in Tibet

sabato 30 marzo 2013

Domenico Losurdo sul Dalai Lama e il Tibet Lamaista


E' giunto il momento di fermare la manipolazione dei tibetani



Huang Jin, Chen Lidan

E' giunto il momento di fermare la manipolazione dei tibetani28 marzo 2013, Xinhua

Per il 14esimo Dalai Lama e i suoi seguaci, il tentativo più insensato, disumano di costringere il governo cinese al compromesso attraverso la manipolazione dei loro compagni tibetani.

La cospirazione è stata dichiarata mercoledì da una rappresentativa del Dalai Lama, dopo mesi di apatia di fronte alla valanga di autoimmolazioni che hanno ucciso o ferito dozzine di tibetani negli ultimi due anni.

Lobsang Nyandak, il rappresentante del Dalai Lama presso gli americani, ha sostenuto che, le autoimmolazioni erano mirate a obbligare le autorità cinesi a coinvolgere "i rappresentanti di Sua Santità in modo molto positivo".

Non ha chiarito cosa significasse il "modo positivo", ne quali risultati si attendesse.

Il suo discorso, riguardante "l'indipendenza del Tibet" tenuto a Washington mercoledì, era pieno di cliches e del solito gergo che accusa il governo cinese di "repressione" in Tibet, richiamando l'attenzione internazionale a prodigare la questione tibetana, come il Dalai Lama ha fatto in ogni occasione possibile.

Come se dovesse istigare molti altri suicidi, Lobsang Nyandak ha detto che "la maggioranza del popolo tibetano in Tibet e all'estero ha grande ammirazione, rispetto per gli autoimmolatori".

Non possiamo dire come un uomo fuori dalla Cina e dal Tibet sia capace di giudicare l'atteggiamento tibetano con certezza, ma le sue parole mostrano altre prove che gli autoimmolatori sono stati presumibilmente manipolati a "grande impresa", con la promessa da favola di una "terra indipendente".

La nostra compassione va a quegli innocenti tibetani che sono stati usati, morti nella completa agonia, completamente ignoranti degli affari sporchi e delle lotte crudeli per il potere che li hanno portati alla morte.

Il Dalai Lama e i suoi seguaci che, secondo quanto si dice, avrebbero desiderato in Tibet la "libertà e la felicità", non hanno mai abbandonato la loro pretesa di "indipendenza" e hanno fatto ogni tentativo per separare la Regione Autonoma e le altre comunità tibetane in Cina.

Con queste motivazioni in mente, non hanno mai esitato a sacrificare gli interessi e le stesse vite dei loro compagni tibetani.

Dal 2009, più di 100 tibetani sono stati convinti a darsi fuoco.

Ma il Dalai Lama e i suoi seguaci non hanno avuto pietà per i morti e i feriti.

Lo scorso anno, in una di queste occasioni, alla domanda di un giornalista che chiedeva se i monaci dovessero interrompere le autoimmolazioni, il Dalai Lama ha risposto bruscamente dicendo di non voler dare "Nessuna risposta".

Anzichè denunciare e chiedere la fine degli atti suicidi che deviano dai principi del Buddismo, il Dalai Lama ha ripetutamente elogiato il "coraggio" degli autoimmolatori.

I suoi atti non sono soprendenti. Durante il regno del Dalai Lama nel vecchioTibet, la vita dei tibetani ordinari era poco considerata o comunque senza alcun valore.

Secondo quanto si dice, da quando lasciò la Cina nel 1959, il monaco ha lottato per i diritti e gli interessi dei tibetani. Queste affermazioni, comunque, hanno solo lo scopo di placare i buddisti tibetani devoti che ancora credono in lui e per persuadere i suoi protettori occidentali ad appoggiare il suo movimento di "indipendenza del Tibet", che ha l'obiettivo di separare il Tibet dalla Cina.

Il monaco e i suoi seguaci in esilio, in gran parte ex aristocratici, sognano ancora di restaurare il vecchio ordine politico e sociale del Tibet, un'oscura, medievale società caratterizzata dalla teocrazia.

Il vecchio Tibet era un paradiso per le classi dominanti, ma un inferno per la gente comune. Le pretese dei separatisti sono contro il corso della storia e corso la volontà del popolo tibetano.

Giovedì segna il 54esimo anniversario dell'emancipazione dei servi tibetani. E' anche chiamato la quinta "Giornata di Emancipazione dei Servi", un'evento celebrato nella regione dell'altopiano.

Il 28 marzo fu scelto nel 2009 per commemorare le riforme democratiche del Tibet del 1959, che misero fine al feudalesimo e liberarono un milione di servi Tibetani, il 90% della popolazione della regione.

Alcuni ex schiavi sono vivi ancora oggi.

Nyima è una di questi. A 73 anni, ha una buona aspettativa di salute eccetto il dolore costante alle sue gambe. Questo problema, ha detto, è il risultato dei reumatismi inflitti quando era forzata a lavorare per molte ore per i padroni di servi della gleba, al freddo pungente e senza cibo adeguato.

I tibetani qualunque come Nyma, sono ancora inseguiti dagli incubi della loro infanzia.

E' giunta l'ora che il Dalai Lama e i suoi seguaci smettano di manipolare i tibetani, dato che le loro pretese separatiste sono contro il volere di questo popolo.

Traduzione dall'inglese di Andrea Parti

L’ “Indipendenza del Tibet”: lo scopo dell’istigazione all’auto-immolazione

Dalla rivista online Stato e Potenza:
http://www.statopotenza.eu/6600/lindipendenza-del-tibet-lo-scopo-dellistigazione-allauto-immolazione

L’ “Indipendenza del Tibet”: lo scopo dell’istigazione all’auto-immolazione
 
Nel 1959, la cricca del Dalai Lama fuggì all’estero dopo il fallimento della ribellione armata in Tibet. Da allora, in cinque decenni, la cricca del Dalai Lama ha commesso una serie di crimini violenti tra cui vessare i confini cinesi, complottare disordini a Lhasa e fomentare i tumulti “14 marzo” del 2008 che hanno incluso pestaggi, distruzione di proprietà, saccheggi e incendi dolosi. L’obiettivo è sempre stato “l’indipendenza del Tibet”.
Negli ultimi anni, attraverso la cospirazione delle auto-immolazioni, la cricca del Dalai Lama ha accumulato il suo “cattivo karma” e lo intende utilizzare come un mezzo per “trattare” con il governo centrale cinese. Da quando l’auto-immolazione è iniziata, la cricca del Dalai Lama ha più volte fatto dichiarazioni pretendendo spregiudicatamente che “i leader comunisti cinesi riprendano i negoziati pacifici con il cosiddetto governo tibetano in esilio e risolvano i problemi legati al Tibet“. Il capo di questo governo illegale ha pubblicamente espresso la sua speranza che “la primavera araba innescata da auto-immolazioni a Tunisi” si sarebbe vista anche in Cina.
Le intenzioni della cricca del Dalai Lama sono: in primo luogo, fare pressione sul governo cinese affinché accetti il dialogo con il cosiddetto “governo tibetano in esilio” e riconosca politicamente questa organizzazione separatista, in secondo luogo, di realizzare un “alto grado di autonomia nel Grande Tibet” attraverso la negoziazione. Il “Tibetan Youth Congress” ha apertamente affermato che “un Tibet completamente indipendente è la risoluzione finale all’auto-immolazione“. Quando i capi del governo illegale sono entrati in carica, hanno pubblicamente annunciato che “l’indipendenza del Tibet è un obiettivo in linea di principio, mentre “l’autonomia del Tibet ” è un obiettivo realistico“. Il loro obiettivo politico dietro il complotto dell’auto-immolazione non poteva essere più chiaro.
Come il quotidiano tedesco Die Tageszeitung sottolinea, le auto-immolazioni del popolo tibetano non hanno nulla a che fare con la religione. L’auto-immolazione è diventata uno strumento di contrattazione per il Dalai Lama e il “governo in esilio” per fare pressione sul governo cinese per i propri interessi politici. Tuttavia, in ogni momento e in tutto il mondo, nessun gruppo politico è mai riuscito a raggiungere i propri obiettivi politici inducendo con l’inganno gli altri a bruciarsi. Le pratiche inumane del Dalai Lama non potranno mai minare l’unità, la forza e il sempre crescente status internazionale della Cina.
E’ evidente che la cricca del Dalai Lama è alla disperazione. La sua unica strategia è quella di uccidere più tibetani, nonostante la ripugnanza che questo ispira in tutto il mondo. Un “funzionario” del governo illegale ha scritto questi commenti sanguinosi sul sito web della cricca del Dalai Lama: “Se 100 mila tibetani si sacrificano, potremo presto godere della libertà.” “Sacrificare” una generazione non è sufficiente, la cricca cerca di raggiungere anche i bambini innocenti. Secondo un rapporto di Voice of America del 10 aprile 2012, una scuola istituita dalla cricca del Dalai Lama ha esposto delle foto di auto-immolazione e ha costretto i bambini a rendere omaggio agli auto-immolati. Quei bambini stavano in fila per salutare il corteo funebre per gli auto-immolati che si sono recati in India in esilio. Gli studenti hanno chiesto al loro insegnante: “Riusciremo a compiere quello che hanno fatto?
Come la risoluzione ONU 36/35/ dichiara: i bambini “devono crescere in uno spirito di comprensione, di tolleranza e di amicizia con tutti i popoli, in pace e fratellanza universale, rispetto della libertà di religione e le credenze degli altri“. Eppure, la cricca del Dalai Lama si sta adoperando per un’”educazione all’odio” e ad una “formazione all’auto-immolazione” tra i bambini. Tutto ciò rivela l’ipocrisia del Dalai Lama in materia di “pace” e “non-violenza”.
LiangJun, Yao Chun ChinaTibet 26 marzo 2013
Traduzione di SP
 

martedì 26 marzo 2013

Il Dalai Lama non potrà mai riprendere il potere nel vecchio Tibet



Il Dalai Lama non potrà mai riprendere il potere nel vecchio Tibet

Mirenda Wu (China Tibet Online), 20 marzo 2013

Il Dalai Lama ha espresso una volta la sua ragione di voler ripristinare "lo status libero e indipendente del Tibet" prima del 1959, quando la società feudale era sotto la servitù della gleba e il sistema teocratico.

Com'era il vecchio Tibet? Analizziamo alcuni interventi.

Il giornalista britannico Edmond Candler che entrò in Tibet 50 anni fa con gli invasori lo descrisse così: "A giudicare dal sistema di governo, religione o dal violento significato spirituale delle punizioni basato sul fuoco e sull'olio bollente, il popolo (tibetano) vive ancora in un'epoca medievale. Selvagge forme di tortura possono essere viste in ogni aspetto della vita quotidiana. Ho il coraggio di dire che l'oscurantismo qui, che va marcatamente contro la scienza, è certamente senza precedenti nella storia mondiale".

Il decimo Panchen Lama una volta dichiarò che:"La servitù della gleba nel vecchio Tibet fu più crudele e oscura che nell'Europa medievale".

Come è noto a tutti, in Tibet, prima del 1959 monaci di alto rango, aristocratici e nobili erano le classi superiori che dominavano la società; una società oscura e brutale in un mondo non civilizzato.

A quale "libertà tipica" il Dalai Lama vuole riferirsi? Quella delle classi superiori o degli ex servi della gleba?

Riesaminiamo il vecchio Tibet.

Politicamente, il Dalai Lama e i tre possidenti godevano della "libertà tipica", mentre la massa di servi e schiavi era classificata come la classe più bassa ai margini della società e senza alcun diritto politico. Il tibetologo americano Tom Grundfeld una volta disse: "Non ci sono prove per dimostrare che il Tibet fosse una società utopistica". Ad ogni modo, c'era invece abbondanza di fatti per dimostrare che il Tibet era una società crudele, feudale e schiavistica. Una quantità enorme di fatti storici, riportate da molti tibetologi come anche l'esperienza dei discendenti dei servi possono provare che il vecchio Tibet era un sistema feudale".

Le classi erano chiaramente stratificate nel vecchio Tibet: le classi al vertice erano i lama, a cui seguiva la nobiltà e i funzionari laici, mentre i servi e gli schiavi che costituivano il 95% della totale popolazione erano il rango più basso. Il governo locale o "Gaxag", la nobilità e i monasteri erano conosciuti come "i tre possidenti" che detenevano il potere. I servi e gli schiavi non erano eleggibili per nessuna questione politica.

E' chiaro che la "libertà tipica" a cui fa riferimento il Dalai Lama era quella di cui godevano i tre possidenti.

La cosidetta "libertà tipica" è solo un mantello per nascondere le malvage intenzioni del Dalai Lama, per cercare di distruggere lo stabile ordine sociale, realizzando il suo schema di "indipendenza del Tibet", riassumendo pieni poteri attraverso la servitù della gleba.

Esperti tibetani hanno sottolineato i profondi cambiamenti sociali che hanno avuto luogo in Tibet, indicando che le politiche cinesi nella regione sono state effettive e reali. Non ci sono ragioni per ripristinare il sistema, brutale e fuori dal tempo, del vecchio Tibet.

Non importa che l'aspettativa media di vita nella regioni si sia alzata dalla media di 35 anni e mezzo del 1951, quando la regione fu liberata, all'attuale di 67; o che la maggioranza dei tibetani abbia visto migliorare la propria vita anno dopo anno. Non importa che la città di Lhasa abbia avuto per la prima volta la costruzione di un sistema idrico; non importa che per la prima volta i tibetani abbiano inaugurato la loro prima autostrada. Quello che conta per queste persone è che la verità dell'attuale Tibet sia nascosta al mondo, così che la loro coltivata nostalgia per il passato non cada di fronte all'attuale realtà.

Quindi, il Dalai Lama e il cosiddetto "governo in esilio" non potranno mai avere l'appoggio del popolo tibetano, perchè la maggioranza di questa cricca era composta da crudeli, potenti schiavisti e lama che privarono la gente dei loro diritti e della loro felicità.

Una prova convincente è che possiamo ancora vedere le foto del Presidente Mao in molte case tibetane, mostrando la loro gratitudine a quello che li ha liberati dalla schiavitù, portandogli la libertà.

Possiamo dire che se il Dalai Lama e il suo "governo in esilio" vogliono avere successi nel loro sentiero separatista, dovrebbero riporre le loro speranza sul popolo cinese. Ad ogni modo, come potranno cambiare la volontà di salvaguardare la sovranità cinese sul Tibet?

Traduzione dall'inglese di Andrea Parti




lunedì 4 marzo 2013

"Guida all'autoimmolazione": la follia disperata della cricca del Dalai Lama


"Guida all'autoimmolazione": la follia disperata della cricca del Dalai Lama

"Self-immolation Guide": desperate insanity of the Dalai clique


Yi Duo
PECHINO, 1 Marzo (Xinhuanet) – Recentemente, la cricca del Dalai Lama ha pubblicato una "Guida all'autoimmolazione" su internet, incoraggiando apertamente i tibetani dentro ai confini cinesi ad "effettuare l'autoimmolazione secondo i piani e le procedure necessarie".

La "Guida all'autoimmolazione" dimostra un atteggiamento sobrio nel tramare e organizzare i crudeli gesti delle autoimmolazioni, le risalta tra le molte azioni di propaganda della cricca del Dalai Lama, perchè - tra tutte - è quella che è in grado di ottenere maggiore attenzione da parte dei riflettori.

Il libro è pubblicato col suo vero nome solo per il "governo tibetano in esilio", per evitare la pubblica condanna riguardo la manipolazione palese delle autoimmolazioni. L'autore delle "Istruzioni" è Lhamo Je, un "componente" per due mandati del "parlamento" della cricca del Dalai Lama; ancora adesso ricopre una posizione importante nel "sistema educativo".

La "Guida all'auotimmolazione" consiste in quattro parti. La prima è una mobilitazione ideologica che sostiene l'idea secondo cui gli autoimmolatori sono "grandi e onorevoli eroi senza paura"; "sia gli eroi che le eroine" devono essere pronti in qualsiasi momento a sacrificarsi per "la giusta causa".

La seconda parte da istruzioni dettagliate sulla "preparazione all'autoimmolazione", compreso " selezionare luoghi e date importanti", "registrare o scrivere le ultime volontà" e "chiedere a un paio di persone fidate di registrare video e scattare foto".

La terza parte introduce "gli slogan delle autoimmolazioni" e invita gli autoimmolatori a gridare "Tibet Libero, lasciate tornare il Dalai Lama in Tibet, rilasciate i prigionieri politici" e così via, chiedendo di stampare gli slogan su volantini da lanciare sul posto così da aumentare l'impatto visivo della scena.

La quarta parte illustra "altre attività non violente" come "gridare a gran voce gli slogan della campagna nelle scuole e in altri luoghi popolati", "fare discorsi pubblici", "raccogliere petizioni per il governo centrale" e sottolinea che "è davvero importante lanciare varie attività nei campi della politica, economia, religione e cultura".

Indipendemente dalla sua prospettiva, questa "Guida all'autoimmolazione" può essere considerata come "un notevole saggio", che equivale alla "confessione" che la cricca del Dalai Lama ha commesso il crimine di manipolare le autoimmolazioni.

Il capo del "governo tibetano in esilio" ha chiesto al governo cinese di mostrare le prove delle manipolazioni della cricca riguardo alle autoimmolazioni, "invitando" gruppi cinesi per andare a Dharamsala alla ricerca di tali elementi; loro stessi hanno reso pubbliche tali prove.

L'affidabilità di queste prove non sta solo nella fonte dello scrittore, un alto funzionario della cricca del Dalai Lama, ma anche nella conferma che ogni elemento del contenuto elenca quanto accaduto nelle autoimmolazioni precedenti.

Infatti, pressochè tutti i casi si sono verificati come la "Guida" aveva pianificato: qualcuno filmava la scena, qualcuno gridava slogan separatisti, incitando e radunando persone per evitare che il governo intraprendesse azioni di soccorso.

Alcune volte la cricca del Dalai Lama è persino stata capace di coprire tali pratiche con foto e video anche per decine di minuti.

Il contenuto delle "ultime volontà" gridate dagli autoimmolatori sono esattamente gli stessi della "Guida".

Lorang Konchok, dichiarato colpevole di omicidio volontario, ha agito su istruzioni della cricca del Dalai Lama, che aveva bisogno di lui per sfruttare il suo status, la sua influenza nel tempio, per incitare, istigare e costringere - con l'aiuto di suo nipote - altri a darsi fuoco.

Prima che le autoimmolazioni avvenissero, Lorang Konchok registrava le informazioni individuali e familiari dei prescelti, scattando foto. Una volta che il crimine era commesso, spediva immediatamente il materiale alla cricca del Dalai Lama attraverso un telefono cellulare.

La "Guida all'autoimmolazione" mira a "standardizzare e sistematizzare la pratica dell'autoimmolazione per crearne in futuro una sorta di catena di montaggio" e raggiungere il risultato "più efficiente" possibile.

La "Guida all'autoimmolazione" da anche uno schiaffo ad alcune forze occidentali. Per contenere e dividere la Cina, per molti anni queste forze hanno indicato il Dalai Lama come un modello di protesta "non violenta".

Dopo le autoimmolazioni, hanno completamente ignorato i fatti, negando i crimini commessi dalla cricca del Dalai Lama e indicando come causa di tali gesti la politica del governo cinese. Inoltre, hanno mostrato compassione e "preoccupazione" per i criminali condannati alla prigione dalle leggi cinesi per incoraggiare altri manipolatori.

La pubblicazione della "Guida all'autoimmolazione", che ammette apertamente il crimine della cricca del Dalai Lama di sostenere e pianificare le autoimmolazioni, le sue motivazioni politiche e i futuri piani di continue manipolazioni non hanno salvato la faccia dei suoi maestri occidentali.

Perchè la cricca del Dalai Lama pubblica "La guida alle autoimmolazioni" in questo momento? La ragione è che tra loro gli estremisti si sentono disperati.

Secondo il Sing Tao Daily canadese, il quattordicesimo Dalai Lama una volta istruì così i suoi seguaci: "Supponiamo di riporre alle armi per raggiungere i nostri obiettivi, abbiamo bisogno in primo luogo di fucili e munizioni, ma chi ce li venderà? Se trovassimo un venditore, dove troveremo i soldi? Anche se avessimo quei soldi e comprassimo quei fucili, come potrebbero essere trasportati in Cina attraverso il confine? La CIA una volta ci gettò dagli aerei i fucili per noi, ciò è avvenuto in passato e non succederà mai più".

Il quattordicesimo Dalai Lama imparò la lezione dai suoi fallimenti: cercare "l'indipendenza del Tibet" attraverso attività violente non funzionava ed era meglio adottare il Middle Way Approach, per ingannare il mondo e arrivare all'"indipendenza" indirettamente. Comunque, questo piano politico non ha fatto nessun progresso dalla sua nascita e perfino il canale di contatto con il governo centrale cinese fu bloccato dalla stessa cricca.

Finora lo schema di manipolare le autoimmolazioni è stato definito dalle loro menti malate come "più alta forma di protesta non violenta", tutto ciò sarà condannato. Tutto questo renderà alcuni estremisti ancora più impazienti, per questo hanno pubblicato la "Guida all'autoimmolazione", sperando che questo fuoco malvagio si spenga almeno con qualche "successo".

Un'altra ragione per la pubblicazione della "Guida all'autoimmolazione" è che i risultati di questi gesti non abbiano influenzato l'opinione pubblica internazionale come si aspettava la cricca del Dalai Lama. Magari alcune potenze occidentali che hanno sempre appoggiato la cricca del Dalai Lamanon non osano prendere il rischio di perdere reputazione politica o legittimità morale di sostenere le autoimmolazioni: un atto di violenza e di terrorismo pubblico.

In un'intervista al New York Times del 3 febbraio, il capo del "governo tibetano in esilio" si è lamentato del fatto che: "Se l'autoimmolazione in Tunisia è stato catalizzatore della Primavera Araba, perchè non abbiamo avuto lo stesso supporto della comunità internazionale?".

Un commento da Chinese News Net ha sottolineato che "le autoimmolazioni di tibetani hanno ricevuto raramente l'appoggio della comunità internazionale".

E' difficile immaginare come la comunità internazionale possa appoggiare atti così brutali e inumani. Il governo cinese non crea le condizioni per incoraggiare i tibetani a darsi fuoco.
Quindi non può essere condannato.

I paesi occidentali conoscono tutti il retroterra delle autoimmolazioni. Ci hanno rimesso la faccia a sufficenza non condannando il "governo tibetano in esilio".

La cricca del Dalai Lama ha provato a spingere sulle autoimmolazioni attraverso la pubblicazione di "Guida all'autoimmolazione" per elemosinare la compassione internazionale. Questo atto ha fatto riconoscere chiaramente alla comunità internazionale la ferocia, la follia della cricca esortando alcune potenze occidentali a trattenersi nel dargli sostegno.

La "Guida all'autoimmolazione" pubblicata in questo momento dalla cricca del Dalai Lama cerca di essere un ricatto politico contro il governo cinese, ma si è rivelato essere vano.

Se il piano di "indipendenza del Tibet" fallì nel 1959 attraverso lo scontro militare e la ribellione armata, come è possibile ottenerla incitando alcune povere persone a darsi fuoco?

Infatti, attraverso gli sforzi congiunti a tutti i livelli dei governi locali, la frequenza delle autoimmolazioni è stata frenata e la prova del ruolo del Dalai Lama nella manipolazione delle autoimmolazioni è stata resa chiara. Molti criminali, i cui atti sono detestati dalla gente del posto, sono stati consegnati alla giustizia.

Tutto ciò dimostra l'impopolarità della cricca del Dalai Lama in Cina e la popolarità del governo cinese. Il governo vincerà la battaglia contro le autoimmolazioni così come non si farà illusioni sulla cricca del Dalai Lama, non si aspetterà la gentilezza di alcune potenze occientali, ma manterrà la situazione sotto controllo sulla base dei nostri sforzi.

La fantasia della cricca del Dalai Lama secondo cui ogni autoimmolazione eserciterà una pressione sul governo cinese sarà altamente controproduttiva. Al contrario, ogni caso di autoimmolazione avvenuto è un sanguinoso crimine aggiuntivo che la cricca del Dalai Lama ha commesso sulla stessa etnia tibetana.

Voi, della cricca del Dalai Lama, compresi gli autori della "Guida all'autoimmolazione", sostenete ripetutamente che darsi fuoco è una forma di "protesta pacifica"; vi aspettate la stessa attenzione dei venditori in Tunisia? Allora, per favore, imparate dalla vostra guida quello per cui gli abitanti della rete sono chiamati a fare. Se non osate darvi fuoco, fermate la follia il prima possibile.

Luxun, un famoso scrittore cinese disse che chi rimane vivo non ha diritto di persuadere gli altri a morire. Quindi, fatelo prima voi se pensate che sia una buona idea.

Traduzione dall'inglese a cura di Andrea Parti