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lunedì 13 maggio 2013

Servitù della gleba: il vecchio Tibet non era affatto lo Shangri-la


Servitù della gleba: il vecchio Tibet non era affatto lo Shangri-la2 aprile 2013, Luly Li (news.qq.com)http://eng.tibet.cn/2010ls/xw/201304/t20130402_1874765.html

Nel vecchio Tibet sotto la schiavitù feudale, i servi si salutavano l'un l'altro chiedendosi "chi è il tuo padrone?"
Qualunque sia reale essenza della servitù della gleba, non è assolutamente "un sistema nobile e altruista basato sul buddismo" come il Dalai Lama la definisce.

Un'ex schiava: il giovane signore mi ha cavalcato come un cavallo
Yungdrung, un'attrice del Centro Ricreativo per Anziani del comitato di quartiere GojeThang, fu una serva della gleba in un maniero della contea di Lhatse. Parlando della miserabile vita di quel tempo disse con rabbia:"una volta ammassato il bestiame, dovevo portare il mio signore in giro, venendo trattata come un cavallo".

I proprietari di schiavi: condurre una vita sontuosa in tenute spettacolari
Nel vecchio Tibet, i proprietari di schiavi erano principalmente composti da autorità locali, aristocratici, monaci di alto rango; erano meno del 5% della popolazione tibetana ma possedevano tutti i terreni agricoli, pascoli, foreste, montagne, fiumi e la maggior parte del bestiame.

Si dice che il Dalai Lama non fosse soltanto un leader religioso ma anche il più grande proprietario terriero prima del 1959. La sua famiglia possedeva, 27 tenute, 30 pascoli e più di 6000 servi. In aggiunta, i tre più grandi monasteri di Lhasa occupavano 321 maneggi, la terra per un totale di 147000
 Zangke (un tipo di moneta tibetana), 26 pascoli e 40000 schiavi.


L'origine e lo sviluppo della servitù feudaleDopo il collasso della dinastia Yarlung (un regime politico stabilito dai vecchi tibetani dal settimo al nono secolo dopo cristo), le forze aristocratiche e i monaci di alto rango presero impeto giorno dopo giorno. Considerati come la classe dominante, hanno goduto di alte priorità in vari aspetti: dalla politica, all'economia, alla cultura.

Con l'espansione sociale della religione, alcuni monaci si insinuarono nelle classi superiori e si allinearono ai signori locali, formando un nuovo strato sociale emergente, una dittatura composta da monaci e aristocratici.

Dinastia Yuan: la servitù della gleba teocratica entra formalmente in Tibet
Dopo che la dinastia Yuan unì l'intera nazione a metà del tredicesimo secolo, con il potere detenuto in gran parte dal clan di Sakya, il Tibet terminò la transizione da schiavitù a feudalesimo, rafforzando l'attaccamento personale dei servi della gleba ai propri padroni. Allo stesso tempo, la struttura frammentata del Tibet terminò con la creazione della società di servitù feudale sotto il diretto governo della dinastia Yuan.

La maggior parte della terra e della popolazione del vecchio Tibet fu messa in regime di feudalesimo. Secondo le statistiche ufficiali, i manieri dei tre signori feudali (governanti locali, aristocratici e monasteri) possedevano il 62% della terra, i monaci detenevano il 37%, gli aristocratici il 25%.

Il governo sotto la servitù della gleba
La servitù della gleba indebolì la necessità di un governo complicato e alleviò gli oneri del Gaxag, che doveva trovare i soldi per gli stipendi dei funzionari e sbarcare i lunario per gli enormi monasteri.

Pertanto, il Gaxag era al pieno della prosperità tra il 1913 e il 1951. Solo quattrocento o cinquecento monaci e funzionari nobili governavano con la massima autorità un milione di persone e un territorio grande come l'Europa Occidentale.

Come non si può negare che l'Europa oggi possa tornare all'oscuro medioevo e che l'America stessa non possa tornare a prima della Guerra Civile; allo stesso modo, il Tibet oggi non può retrocedere al vecchio sistema sociale teocratico basato sulla servitù della gleba.

La verità storica ci dimostra esplicitamente che il vecchio Tibet sotto la servitù della gleba non era assolutamente lo Shangri-la.

Traduzione dall'inglese di Andrea Parti

lunedì 22 aprile 2013

Il Tibet avrà un telescopio di alto livello


Liang Jun, Yao Chun
Il Tibet avrà un telescopio di alto livello

(Xinhua) 18 aprile 2013
LHASA – Un telescopio potente e all'avanguardia avrà il suo periodo di prova alla fine di questo anno, nella Regione Autonoma del Tibet nel sudovest della Cina. Uno scienziato locale ha dichiarato alla Xinhua giovedì che questo apparecchio renderà possibile l'osservazione professionale “sul tetto del mondo”.

Il telescopio KOSMA, uno strumento di tre metri da sub-onde millimetriche, è parte dell'Osservatorio Astronomico di Yangbajain, un paese nei sobborghi del capoluogo di Lhasa. Lo strumento è attualmente in fase di test.

Wang Junjie, un ricercatore dell'Osservatorio Nazionale Astronomico Cinese dell'Accademia delle Scienze ha dichiarato che: “Si tratta del primo telescopio a sub-onde millimetriche che può eseguire una regolare osservazione astronomica e il primo apparecchio professionale in dotazione in Tibet”.

Secondo Wang, che è anche capo del progetto congiunto tra scienziati cinesi e tedeschi, è anche il più alto strumento a sub-onde millimetriche di tutto l'emisfero settentrionale.

L'iniziativa, lanciata nel 2009, è dedicata alla ricerca congiunta tra molti istituti cinesi e l'Università tedesca di Colonia. In quell'anno, ha visto lo smantellamento del telescopio KOSMA sulle Alpi svizzere e il trasferimento nel sito attuale, ad un'altitudine di 4300 metri, uno dei migliori posti del mondo per l'osservazione dei raggi cosmici.

Wang ha anche aggiunto che la superba trasparenza atmosferica ha reso questo come il sito ideale.

Secondo l'accordo, il telescopio sarà di proprietà della Cina, ma – dopo che la struttura sarà operativa - all'Università di Colonia sarà dato il 20% del tempo di osservazione.

Wang ha detto che il telescopio sarà usato per studiare argomenti come la formazione di stelle e le nuvole molecolari e ha inoltre aggiunto che: “Ci aspettiamo di fare progressi nel campo della ricerca”.

Gli scienziati sperano anche che il telescopio accelleri l'addestramento di personale cinese nell'astronomia e prepari un ulteriore sviluppo nel paese nella costruzione di un telescopio a sub-onde millimetriche su vasta scala.

L'astronomia a sub-onde millimetriche si riferisce all'osservazione nel campo dello spettro elettromagnetico con lunghezze d'onda comprese tra 0,3 e 1 millimetri.

Traduzione dall'inglese di Andrea Parti

martedì 9 aprile 2013

Losang Jamcan, il nuovo Presidente del Tibet

http://chinatibet.people.com.cn/8163768.html
Il sogno del Tibet: un nuovo leaderEllen Liu (China Tibet Online), 12 marzo 2013

Losang Jamcan, il nuovo Presidente eletto per la Regione Autonoma del Tibet è nato nella contea di Chagyab nel luglio del 1957. E' stato il Sindaco di Lhasa, Vicepresidente della regione autonoma e ha coperto altre posizioni importanti nell'amministrazione del Tibet.

Ha dichiarato: "Quando ero un ragazzo, sognavo solo di uscire dalla profonda vallata del fiume Lancang, la riva cinese del Mekong e andai a scuola nelll'entroterra. Dopo la metà degli anni '80, fui rimandato a lavorare in Tibet. Così il mio sogno di farci ritorno si avverò".

In poco tempo, Losang Jamcan è andato ad ascoltare i sogni delle persone del luogo.

Migmarcang, 30 anni, è un funzionario che ogni giorno vuole fare del suo meglio per dare il suo contributo alla sua città natale. Losang Drolma, è il dottore del villaggio che sogna di diventare un buon medico. Wang Pencheng, un imprenditore, ha detto che, quest'anno, il desiderio della sua famiglia è ampliare gli affari e aprire un secondo negozio. Tsering Togbye vuole un lavoro migliore e prega per la pace nel mondo. Norbu Wangta è uno studente che desidera trovare un buon lavoro dopo essersi laureato all'università. Grandpa Aqung è un abitante di un villaggio che spera di fare un buon raccolto. Wenxin Lhamo, è una bambina di tre anni che vuole andare all'asilo. E il sogno di Losang Jamcan è quello di permettere che tutti i loro sogni siano realizzati grazie ai suoi sforzi.

Losang Jamcan ha anche indicato che le Riforme Democratiche portate avanti dagli anni '50 in Tibet, dove la schiavitù fu abolita e i servi liberati, hanno esercitato un significato epocale sulla società tibetana.

Riguardo a questo argomento ha dichiarato: "I cambiamenti in Tibet, nella mentalità del popolo tibetano non avrebbero potuto esserci senza le riforme e le politiche di apertura adottate".

Come nuovo Presidente eletto del governo regionale, Jamcan ha detto di voler attivare più ospedali nella provincia, soddisfando gli standard statali e guidando la formazione sistematica dei medici locali. Per lui è un modo per servire concretamente e in modo consistente le esigenze mensili del popolo.

Sonam Wangdu, vive in un piccolo cortile, con una famiglia di quattro persone. Suo nonno Tubdain, di 79 anni, ha assistito ai cambiamenti degli ultimi 60 anni. Ha detto che la vita confortevole che sta passando è un qualcosa che non si sarebbe mai potuto immaginare. Prima del 1951 viveva in estrema povertà e senza alcun tipo di libertà. Quando era giovane, funzionari, nobili e monaci anziani, che rappresentavano solo il 5% della popolazione, detenevano la maggior parte della terra, pascoli e bestiame, mentre servi come Tubdain rappresentavano il 95% della popolazione. La pacifica liberazione del Tibet e le Riforme Democratiche del 1951 e del 1959 portarono nuove speranze a Tubdain. La sua famiglia ricevette una casa e una terra, l'avvento di una vita felice.

Chongdu, madre di Sonam Wangdu, ha detto che le entrate annuali sono più di 2000 yuan e la raccolta annuale di grano è incrementata, la famiglia è felice di tutto questo. Prima del 1951 non avevamo abbastanza cibo da mangiare. E' anche felice che la vita migliora giorno dopo giorno. Il ventiseienne Sonam Wangdu ha aperto un negozio di vino nel villaggio. Con un guadagno annuale di 2500-3000 yuan, Sonam ha detto che la sua vita è migliorata molto se comparata a quella del vecchio Tibet.

Fin dalla Quarta Conferenza del Lavoro in Tibet, tenuta nel giugno del 2001, sono state adottate politiche più favorevoli, molte aziende sono nate nella regione grazie al rapido sviluppo dell'economia di mercato.

Adesso il sogno dell'intera famiglia è di spostarsi in una nuova casa il prima possibile. Aspettano la lista di attesa per le abitazioni costruite nel villaggio attraverso il Progetto Alloggio Confortevole. Le 823 famiglie di pastori e contadini si trasferiranno lì. I due fratelli stanno adesso discutendo su come decorare le loro nuove case.

Losang ha detto che, negli ultimi 5-6 anni, il governo della Regione Autonoma è determinato a costruire la nuova campagna socialista, che si concentra per garantire una casa dove vivere a tutti i Tibetani. Negli anni scorsi, è stato fatto un investimento di 4,6 miliardi di yuan per garantire nuove case a 408,300 famiglie di pastori e contadini, trasferendoli in case più sicure, luminose e confortevoli. Fra le tante politiche, il Progetto Alloggio Confortevole, è il più apprezzato dalle masse.

Comunque, in risposta ad alcune preoccupazioni che il progetto potrebbe distorcere il tradizionale stile di vita, Losang Jamcan ha detto che, secondo le condizioni locali, ai pastori che vivono a bassa quota sarà chiesto di trasferirsi nelle nuove comunità con migliori servizi sociali, come le cure mediche per anziani e bambini, mercati dell'agricoltura, fiere della zootecnia nei piccoli villaggi e nelle aree vicine alle autostrade.

Ad ogni modo non significa che la vita nomade non esisterà più. I pastoria andranno al pascolo che è più ampio a maggiore altitudine durante l'estate, mentre migreranno durante quello invernale alle comunità dei pastori. Il servizio che il governo provvede è una comodità per le persone locali, in particolar modo quelle anziane. Alcune persone si dedicano alla pastorizia mentre altre svolgono altri lavori fuori dal Tibet, incrementando le entrate del popolo.

Losang ha dichiarato che: "Complessivamente, la gente del posto apprezza il progetto".

Zhao Yangjun, organico di stanza nel villaggio e amministratore del Dipartimento Costruzione Alloggi del Tibet, ha guidato per due ore a Lhasa per cercare un centro di distribuzione di incenso tibetano per il villaggio di Tomeda. Nel dicembre 2012, è stato mandato a lavorare in questo piccolo centro, aiutando la popolazione locale a risolvere i problemi della vita quotidiana.

Nel villaggio di Tomeda viene realizzato l'incenso tibetano secondo il metodo più tradizionale. Il 50% degli abitanti lo produce, ma tutti individualmente. Dall'arrivo dei primi quadri stazionari nel villaggio nel 2011, è stata stabilita una rete di promozione per espandere i canali di vendita. E' stata fondata una Cooperativa per l'Incenso per 12 famiglie povere.

Penba, un membro della cooperativa ha detto che prima guadagnava 5000 yuan, ma adesso ne incassa più di 10,000.

Il sogno di Zhao Yangjun è che spera che il marchio della cooperativa sia approvato il prima possibile.

Il gruppo di stanza nei villaggi tibetani fu proposto da Chen Quanguo, Segretario Generale del Tibet nell'Ottobre del 2011, che chiedeva ai quadri di aderire ai "cinque punti centrali" di fondo.

Il primo, concentrato sul miglioramento, sulla cura della vita e del lavoro dei contadini. Il secondo, concentrato nell'aiuto all'arricchimento dei cittadini. Il terzo, focalizzato sulla costruzione delle infrastrutture all'interno delle loro capacità. Il quarto, concentrato sull'educazione patriottica, l'aderenza all'unità etnico-nazionale, mantenendo stabilità e armonia. Il quinto, focalizzato sulla formazione di quadri locali nel villaggio.

Ci sono quattro quadri in ogni villaggio amministrativo o, in media, un comitato di quartiere. Ad esempio, grazie al lavoro politico, l'entrata annuale del villaggio per la vendita di incenso è di 830 milioni di yuan. Complessivamente, dieci grandi progetti sono stati portati a termine con l'investimento annuale di 1,2 miliardi, portando benefici alla gente del posto. Nel frattempo i nostri quadri hanno appreso maggiormente le necessità della popolazione in base all'esperienza di lavoro. La chiave è come impostare un meccanismo di lungo termine.

Nel merito di un altro speciale progetto indirizzato agli orfani, Losang Jamcan ha detto di averne adottati due alcuni anni fa.

"Nel 1997, due bambini furono colpiti da un fulmine in un pascolo dell'altipiano della contea Quxu di Lhasa mentre stavo scalando la cima della montagna con altri due quadri. Ci accorgemmo che il padre e la madre di questi due bambini erano morti. Li salvai e li mandai in un buon orfanotrofio.
Negli ultimi anni è in corso un progetto per salvare gli orfani e prendersi cura degli anziani. Per quanto mi ricordo, la donazione annuale dello scorso anno raggiunse la quota di 50 milioni di yuan.
Il mio prossimo sogno è di rendere i frutti delle politiche di riforma ai gruppi venerabili, a chi ha necessita di più cure e attenzioni. Le Case di Riposo o di Cura.
Al momento, le Case sono state costruite nel 40% delle province e villaggi. Il nostro prossimo piano è di costruire case di riposo, centri di assistenza sociale e orfanotrofi nell'intero paese, dove anziani e bambini possono vivere con felicità. Questa è una grande idea del governo municipale di Lhasa che può essere realizzata se usiamo la nostra testa".

Comunque, ha anche riconosciuto che ci sono ancora sfide che aspettano di essere raggiunte affinchè lo sviluppo del Tibet faccia il suo balzo nel futuro.

A causa di ragioni storiche, del limite delle condizioni naturali l'economia di base del Tibet è comparativamente bassa e la sua capacità di sviluppo è debole. Ma più lavoro può essere svolto per la regione, che copre un ottavo del territorio nazionale, con 1,2 milioni di kilometri quadrati con ricche risorse. Senza una propria velocità di sviluppo, il balzo nel progresso può essere realizzato difficilmente. Losang ha sottolineato anche che il nostro obiettivo di sviluppo non può essere portato a termine a discapito della protezione ambientale.

Lo scorso anno il numero di turisti ha raggiunto 10 miliardi di persone per un fatturato annuo di 15 miliardi di yuan (circa 2,42 miliardi di dollari).
"La chiave dell'industria del turismo sta nel rendere la popolazione locale più benestante" ha aggiunto Losang Jamcan.

"Con una popolazione di tre milioni di abitanti, in Tibet abbiamo sia pressioni che sfide" ha detto "Ma siamo determinati a svilupparci insieme all'intero paese".

Ha detto che dobbiamo aprire la nostra mente, ascoltare i consigli degli esperti per proteggere il nostro cielo blu e pulire i fiumi.

L'ideale di Losang Jamcan è di permettere agli anziani di godere i loro tempo libero dopo il ritiro, a quelli di mezza età di godere di buoni condizioni lavorative, ai laureati delle aree urbane e ai diplomati delle aree rurali di trovare lavoro. Il prossio passo è di garantire ai nostri figli la stessa qualità di educazione condivisa nell'entroterra.

"Attualmente il mio sogno è semplice" ha detto "Mi piace vedere la gente godere di una vita migliore e il Tibet diventare più bello".

Molta gente di etnia Han ha esteso i migliori auguri ai tibetani dopo esser tornati al ritorno da viaggi nella regione.

"Siamo fieri della nostra patria e siamo fieri del Tibet" ha scritto un utente sul suo blog.
"Ci auguriamo abbia successo".

"Più sogni, meglio ottieni" ha scritto un altro "Desidero un Tibet lieto e benigno".

Traduzione dall'inglese di Andrea Parti

sabato 30 marzo 2013

Domenico Losurdo sul Dalai Lama e il Tibet Lamaista


E' giunto il momento di fermare la manipolazione dei tibetani



Huang Jin, Chen Lidan

E' giunto il momento di fermare la manipolazione dei tibetani28 marzo 2013, Xinhua

Per il 14esimo Dalai Lama e i suoi seguaci, il tentativo più insensato, disumano di costringere il governo cinese al compromesso attraverso la manipolazione dei loro compagni tibetani.

La cospirazione è stata dichiarata mercoledì da una rappresentativa del Dalai Lama, dopo mesi di apatia di fronte alla valanga di autoimmolazioni che hanno ucciso o ferito dozzine di tibetani negli ultimi due anni.

Lobsang Nyandak, il rappresentante del Dalai Lama presso gli americani, ha sostenuto che, le autoimmolazioni erano mirate a obbligare le autorità cinesi a coinvolgere "i rappresentanti di Sua Santità in modo molto positivo".

Non ha chiarito cosa significasse il "modo positivo", ne quali risultati si attendesse.

Il suo discorso, riguardante "l'indipendenza del Tibet" tenuto a Washington mercoledì, era pieno di cliches e del solito gergo che accusa il governo cinese di "repressione" in Tibet, richiamando l'attenzione internazionale a prodigare la questione tibetana, come il Dalai Lama ha fatto in ogni occasione possibile.

Come se dovesse istigare molti altri suicidi, Lobsang Nyandak ha detto che "la maggioranza del popolo tibetano in Tibet e all'estero ha grande ammirazione, rispetto per gli autoimmolatori".

Non possiamo dire come un uomo fuori dalla Cina e dal Tibet sia capace di giudicare l'atteggiamento tibetano con certezza, ma le sue parole mostrano altre prove che gli autoimmolatori sono stati presumibilmente manipolati a "grande impresa", con la promessa da favola di una "terra indipendente".

La nostra compassione va a quegli innocenti tibetani che sono stati usati, morti nella completa agonia, completamente ignoranti degli affari sporchi e delle lotte crudeli per il potere che li hanno portati alla morte.

Il Dalai Lama e i suoi seguaci che, secondo quanto si dice, avrebbero desiderato in Tibet la "libertà e la felicità", non hanno mai abbandonato la loro pretesa di "indipendenza" e hanno fatto ogni tentativo per separare la Regione Autonoma e le altre comunità tibetane in Cina.

Con queste motivazioni in mente, non hanno mai esitato a sacrificare gli interessi e le stesse vite dei loro compagni tibetani.

Dal 2009, più di 100 tibetani sono stati convinti a darsi fuoco.

Ma il Dalai Lama e i suoi seguaci non hanno avuto pietà per i morti e i feriti.

Lo scorso anno, in una di queste occasioni, alla domanda di un giornalista che chiedeva se i monaci dovessero interrompere le autoimmolazioni, il Dalai Lama ha risposto bruscamente dicendo di non voler dare "Nessuna risposta".

Anzichè denunciare e chiedere la fine degli atti suicidi che deviano dai principi del Buddismo, il Dalai Lama ha ripetutamente elogiato il "coraggio" degli autoimmolatori.

I suoi atti non sono soprendenti. Durante il regno del Dalai Lama nel vecchioTibet, la vita dei tibetani ordinari era poco considerata o comunque senza alcun valore.

Secondo quanto si dice, da quando lasciò la Cina nel 1959, il monaco ha lottato per i diritti e gli interessi dei tibetani. Queste affermazioni, comunque, hanno solo lo scopo di placare i buddisti tibetani devoti che ancora credono in lui e per persuadere i suoi protettori occidentali ad appoggiare il suo movimento di "indipendenza del Tibet", che ha l'obiettivo di separare il Tibet dalla Cina.

Il monaco e i suoi seguaci in esilio, in gran parte ex aristocratici, sognano ancora di restaurare il vecchio ordine politico e sociale del Tibet, un'oscura, medievale società caratterizzata dalla teocrazia.

Il vecchio Tibet era un paradiso per le classi dominanti, ma un inferno per la gente comune. Le pretese dei separatisti sono contro il corso della storia e corso la volontà del popolo tibetano.

Giovedì segna il 54esimo anniversario dell'emancipazione dei servi tibetani. E' anche chiamato la quinta "Giornata di Emancipazione dei Servi", un'evento celebrato nella regione dell'altopiano.

Il 28 marzo fu scelto nel 2009 per commemorare le riforme democratiche del Tibet del 1959, che misero fine al feudalesimo e liberarono un milione di servi Tibetani, il 90% della popolazione della regione.

Alcuni ex schiavi sono vivi ancora oggi.

Nyima è una di questi. A 73 anni, ha una buona aspettativa di salute eccetto il dolore costante alle sue gambe. Questo problema, ha detto, è il risultato dei reumatismi inflitti quando era forzata a lavorare per molte ore per i padroni di servi della gleba, al freddo pungente e senza cibo adeguato.

I tibetani qualunque come Nyma, sono ancora inseguiti dagli incubi della loro infanzia.

E' giunta l'ora che il Dalai Lama e i suoi seguaci smettano di manipolare i tibetani, dato che le loro pretese separatiste sono contro il volere di questo popolo.

Traduzione dall'inglese di Andrea Parti

martedì 26 marzo 2013

Il Dalai Lama non potrà mai riprendere il potere nel vecchio Tibet



Il Dalai Lama non potrà mai riprendere il potere nel vecchio Tibet

Mirenda Wu (China Tibet Online), 20 marzo 2013

Il Dalai Lama ha espresso una volta la sua ragione di voler ripristinare "lo status libero e indipendente del Tibet" prima del 1959, quando la società feudale era sotto la servitù della gleba e il sistema teocratico.

Com'era il vecchio Tibet? Analizziamo alcuni interventi.

Il giornalista britannico Edmond Candler che entrò in Tibet 50 anni fa con gli invasori lo descrisse così: "A giudicare dal sistema di governo, religione o dal violento significato spirituale delle punizioni basato sul fuoco e sull'olio bollente, il popolo (tibetano) vive ancora in un'epoca medievale. Selvagge forme di tortura possono essere viste in ogni aspetto della vita quotidiana. Ho il coraggio di dire che l'oscurantismo qui, che va marcatamente contro la scienza, è certamente senza precedenti nella storia mondiale".

Il decimo Panchen Lama una volta dichiarò che:"La servitù della gleba nel vecchio Tibet fu più crudele e oscura che nell'Europa medievale".

Come è noto a tutti, in Tibet, prima del 1959 monaci di alto rango, aristocratici e nobili erano le classi superiori che dominavano la società; una società oscura e brutale in un mondo non civilizzato.

A quale "libertà tipica" il Dalai Lama vuole riferirsi? Quella delle classi superiori o degli ex servi della gleba?

Riesaminiamo il vecchio Tibet.

Politicamente, il Dalai Lama e i tre possidenti godevano della "libertà tipica", mentre la massa di servi e schiavi era classificata come la classe più bassa ai margini della società e senza alcun diritto politico. Il tibetologo americano Tom Grundfeld una volta disse: "Non ci sono prove per dimostrare che il Tibet fosse una società utopistica". Ad ogni modo, c'era invece abbondanza di fatti per dimostrare che il Tibet era una società crudele, feudale e schiavistica. Una quantità enorme di fatti storici, riportate da molti tibetologi come anche l'esperienza dei discendenti dei servi possono provare che il vecchio Tibet era un sistema feudale".

Le classi erano chiaramente stratificate nel vecchio Tibet: le classi al vertice erano i lama, a cui seguiva la nobiltà e i funzionari laici, mentre i servi e gli schiavi che costituivano il 95% della totale popolazione erano il rango più basso. Il governo locale o "Gaxag", la nobilità e i monasteri erano conosciuti come "i tre possidenti" che detenevano il potere. I servi e gli schiavi non erano eleggibili per nessuna questione politica.

E' chiaro che la "libertà tipica" a cui fa riferimento il Dalai Lama era quella di cui godevano i tre possidenti.

La cosidetta "libertà tipica" è solo un mantello per nascondere le malvage intenzioni del Dalai Lama, per cercare di distruggere lo stabile ordine sociale, realizzando il suo schema di "indipendenza del Tibet", riassumendo pieni poteri attraverso la servitù della gleba.

Esperti tibetani hanno sottolineato i profondi cambiamenti sociali che hanno avuto luogo in Tibet, indicando che le politiche cinesi nella regione sono state effettive e reali. Non ci sono ragioni per ripristinare il sistema, brutale e fuori dal tempo, del vecchio Tibet.

Non importa che l'aspettativa media di vita nella regioni si sia alzata dalla media di 35 anni e mezzo del 1951, quando la regione fu liberata, all'attuale di 67; o che la maggioranza dei tibetani abbia visto migliorare la propria vita anno dopo anno. Non importa che la città di Lhasa abbia avuto per la prima volta la costruzione di un sistema idrico; non importa che per la prima volta i tibetani abbiano inaugurato la loro prima autostrada. Quello che conta per queste persone è che la verità dell'attuale Tibet sia nascosta al mondo, così che la loro coltivata nostalgia per il passato non cada di fronte all'attuale realtà.

Quindi, il Dalai Lama e il cosiddetto "governo in esilio" non potranno mai avere l'appoggio del popolo tibetano, perchè la maggioranza di questa cricca era composta da crudeli, potenti schiavisti e lama che privarono la gente dei loro diritti e della loro felicità.

Una prova convincente è che possiamo ancora vedere le foto del Presidente Mao in molte case tibetane, mostrando la loro gratitudine a quello che li ha liberati dalla schiavitù, portandogli la libertà.

Possiamo dire che se il Dalai Lama e il suo "governo in esilio" vogliono avere successi nel loro sentiero separatista, dovrebbero riporre le loro speranza sul popolo cinese. Ad ogni modo, come potranno cambiare la volontà di salvaguardare la sovranità cinese sul Tibet?

Traduzione dall'inglese di Andrea Parti




lunedì 11 marzo 2013

La storia della prima donna avvocato tibetana



La storia della prima donna avvocato tibetana

China Tibet Online, 8 marzo 2013

Yaho Chun, Zhang Qian

Yangjen è una donna avvoto tibetana. Ce ne sono altre 72 come lei, il 39,2% di tutti gli avvocati nell'intera regione autonoma del Tibet, 60 di loro hanno meno di 40 anni e, oltre il 95% di loro con diplomi di laurea dopo che furono adottate le riforme e la politica di apertura.

"In passato, noi tibetani consideravamo i contratti come un taboo," ha detto la prima donna avvocato del Tibet.

Con lo sviluppo economico e sociale del Tibet, la consapevolezza legale è cresciuta. Secondo Yangjen, sin dall'inizio degli anni '90, le cause civili ed economiche sono aumentate per le molte persone che hanno iniziato a risolvere le dispute nel quadro legale.

Ha anche ricordato che prima del 1951, lo status sociale delle donne era molto basso causa del sistema patrilineare. Subivano pregiudizi come i "contratti" in Tibet.

Allo stesso modo, lo status sociale delle donne le ha danneggiate anche nell'educazione. Se una donna era colta, era disprezzata. A quei tempi, il 95% delle donne era illetterato.

Nel 1951, la vita della madre di Yangjen cambiò, modificando anche la vita di sua figlia. Dopo che la prima scuola elementare di Chamdo fu stabilita in quello stesso anno, la madre di Yangjen ebbe l'opportunità di frequentare la scuola, entrando a far parte di uno dei suoi primi gruppi di studenti, dove iniziò a ricevere un'educazione formale imparando la grammatica e le rime dei poemi tibetani.

In seguito, la madre di Yangjen fu mandata all'Università delle Nazionalità tibetane a Xianyang, nel nordovest della provincia dello Shaanxi, dove continuò a lavorare dopo gli studi. Nel 1964, Yangjen nacque a Xianyang e si spostò a Lhasa all'età di tre anni insieme ai suoi genitori.

"I miei pari alla stessa età hanno iniziato tutti a lavorare dopo il diploma alla scuola media. Senza la perseveranza di mia madre, non sarei stata capace di andare alla scuola suoperiore e a frequentare l'Università di Scienze Politiche e Legge del Sudovest nel 1981 come studente onorato e uno dei soli cinque studenti tibetani della mia classe" ha dichiarato Yangjen.

"Come laureata di etnia tibetana, è mio dovere tornare a casa e fare la mia pare" ha aggiunto.

Nel 1985, Yanghen rifiutò tutte le offerte di lavoro e ritornò nella sua città natale sull'altopiano. E' l'anno in cui Yangjen lasciò il suo lavoro di funzionario pubblico e aprì il suo studio legale in Tibet, iniziando la sua carriera di 28 anni come primo avvocato della regione. Nel corso di questi anni, Yangjen e le altre donne avvocato hanno assistito allo sviluppo del sistema legale tibetano.

Da discendente di servi ad avvocato, Yangjen è un grande esempio del riscatto dello status sociale delle donne tibetane. Dal Piano di sviluppo delle donne nella regione autonoma tibetana (2011-2015) promulgato nel novembre del 2011, le donne al livello di base hanno lavorato duramente, dando importanti contributi al significativo sviluppo del Tibet guidato dalla Federazione delle Donne Tibetane.

Nel 2012, la Federazione delle donne ha destinato a tutti i livelli cinque milioni di yuan nella formazione delle donne delle aree urbane e rurali dell'intera regione, attraverso la creazione di corsi di formazione professionale come la tessitura, la tintoria, la cucina, la guida, la gestione domestica, la semina di ortaggi e molto altro. Un esteso gruppo di contadine e mandriane è stato fornito di competenze tecnologiche, abilità di management e di leadership per aiutare le fasce più povere. Ad esempio, tutte le 1274 donne hanno imparato le basi dei lavori domestici grazie a 18 classi di formazione.

"Voglio aiutare le mie compagne donne tibetane" Yangjen ha riportato il suo pensiero a decine di anni fa. E il suo ricordo è stato portato avanti dalle più giovani generazioni di donne.

Traduzione dall'inglese di Andrea Parti

lunedì 4 marzo 2013

"Guida all'autoimmolazione": la follia disperata della cricca del Dalai Lama


"Guida all'autoimmolazione": la follia disperata della cricca del Dalai Lama

"Self-immolation Guide": desperate insanity of the Dalai clique


Yi Duo
PECHINO, 1 Marzo (Xinhuanet) – Recentemente, la cricca del Dalai Lama ha pubblicato una "Guida all'autoimmolazione" su internet, incoraggiando apertamente i tibetani dentro ai confini cinesi ad "effettuare l'autoimmolazione secondo i piani e le procedure necessarie".

La "Guida all'autoimmolazione" dimostra un atteggiamento sobrio nel tramare e organizzare i crudeli gesti delle autoimmolazioni, le risalta tra le molte azioni di propaganda della cricca del Dalai Lama, perchè - tra tutte - è quella che è in grado di ottenere maggiore attenzione da parte dei riflettori.

Il libro è pubblicato col suo vero nome solo per il "governo tibetano in esilio", per evitare la pubblica condanna riguardo la manipolazione palese delle autoimmolazioni. L'autore delle "Istruzioni" è Lhamo Je, un "componente" per due mandati del "parlamento" della cricca del Dalai Lama; ancora adesso ricopre una posizione importante nel "sistema educativo".

La "Guida all'auotimmolazione" consiste in quattro parti. La prima è una mobilitazione ideologica che sostiene l'idea secondo cui gli autoimmolatori sono "grandi e onorevoli eroi senza paura"; "sia gli eroi che le eroine" devono essere pronti in qualsiasi momento a sacrificarsi per "la giusta causa".

La seconda parte da istruzioni dettagliate sulla "preparazione all'autoimmolazione", compreso " selezionare luoghi e date importanti", "registrare o scrivere le ultime volontà" e "chiedere a un paio di persone fidate di registrare video e scattare foto".

La terza parte introduce "gli slogan delle autoimmolazioni" e invita gli autoimmolatori a gridare "Tibet Libero, lasciate tornare il Dalai Lama in Tibet, rilasciate i prigionieri politici" e così via, chiedendo di stampare gli slogan su volantini da lanciare sul posto così da aumentare l'impatto visivo della scena.

La quarta parte illustra "altre attività non violente" come "gridare a gran voce gli slogan della campagna nelle scuole e in altri luoghi popolati", "fare discorsi pubblici", "raccogliere petizioni per il governo centrale" e sottolinea che "è davvero importante lanciare varie attività nei campi della politica, economia, religione e cultura".

Indipendemente dalla sua prospettiva, questa "Guida all'autoimmolazione" può essere considerata come "un notevole saggio", che equivale alla "confessione" che la cricca del Dalai Lama ha commesso il crimine di manipolare le autoimmolazioni.

Il capo del "governo tibetano in esilio" ha chiesto al governo cinese di mostrare le prove delle manipolazioni della cricca riguardo alle autoimmolazioni, "invitando" gruppi cinesi per andare a Dharamsala alla ricerca di tali elementi; loro stessi hanno reso pubbliche tali prove.

L'affidabilità di queste prove non sta solo nella fonte dello scrittore, un alto funzionario della cricca del Dalai Lama, ma anche nella conferma che ogni elemento del contenuto elenca quanto accaduto nelle autoimmolazioni precedenti.

Infatti, pressochè tutti i casi si sono verificati come la "Guida" aveva pianificato: qualcuno filmava la scena, qualcuno gridava slogan separatisti, incitando e radunando persone per evitare che il governo intraprendesse azioni di soccorso.

Alcune volte la cricca del Dalai Lama è persino stata capace di coprire tali pratiche con foto e video anche per decine di minuti.

Il contenuto delle "ultime volontà" gridate dagli autoimmolatori sono esattamente gli stessi della "Guida".

Lorang Konchok, dichiarato colpevole di omicidio volontario, ha agito su istruzioni della cricca del Dalai Lama, che aveva bisogno di lui per sfruttare il suo status, la sua influenza nel tempio, per incitare, istigare e costringere - con l'aiuto di suo nipote - altri a darsi fuoco.

Prima che le autoimmolazioni avvenissero, Lorang Konchok registrava le informazioni individuali e familiari dei prescelti, scattando foto. Una volta che il crimine era commesso, spediva immediatamente il materiale alla cricca del Dalai Lama attraverso un telefono cellulare.

La "Guida all'autoimmolazione" mira a "standardizzare e sistematizzare la pratica dell'autoimmolazione per crearne in futuro una sorta di catena di montaggio" e raggiungere il risultato "più efficiente" possibile.

La "Guida all'autoimmolazione" da anche uno schiaffo ad alcune forze occidentali. Per contenere e dividere la Cina, per molti anni queste forze hanno indicato il Dalai Lama come un modello di protesta "non violenta".

Dopo le autoimmolazioni, hanno completamente ignorato i fatti, negando i crimini commessi dalla cricca del Dalai Lama e indicando come causa di tali gesti la politica del governo cinese. Inoltre, hanno mostrato compassione e "preoccupazione" per i criminali condannati alla prigione dalle leggi cinesi per incoraggiare altri manipolatori.

La pubblicazione della "Guida all'autoimmolazione", che ammette apertamente il crimine della cricca del Dalai Lama di sostenere e pianificare le autoimmolazioni, le sue motivazioni politiche e i futuri piani di continue manipolazioni non hanno salvato la faccia dei suoi maestri occidentali.

Perchè la cricca del Dalai Lama pubblica "La guida alle autoimmolazioni" in questo momento? La ragione è che tra loro gli estremisti si sentono disperati.

Secondo il Sing Tao Daily canadese, il quattordicesimo Dalai Lama una volta istruì così i suoi seguaci: "Supponiamo di riporre alle armi per raggiungere i nostri obiettivi, abbiamo bisogno in primo luogo di fucili e munizioni, ma chi ce li venderà? Se trovassimo un venditore, dove troveremo i soldi? Anche se avessimo quei soldi e comprassimo quei fucili, come potrebbero essere trasportati in Cina attraverso il confine? La CIA una volta ci gettò dagli aerei i fucili per noi, ciò è avvenuto in passato e non succederà mai più".

Il quattordicesimo Dalai Lama imparò la lezione dai suoi fallimenti: cercare "l'indipendenza del Tibet" attraverso attività violente non funzionava ed era meglio adottare il Middle Way Approach, per ingannare il mondo e arrivare all'"indipendenza" indirettamente. Comunque, questo piano politico non ha fatto nessun progresso dalla sua nascita e perfino il canale di contatto con il governo centrale cinese fu bloccato dalla stessa cricca.

Finora lo schema di manipolare le autoimmolazioni è stato definito dalle loro menti malate come "più alta forma di protesta non violenta", tutto ciò sarà condannato. Tutto questo renderà alcuni estremisti ancora più impazienti, per questo hanno pubblicato la "Guida all'autoimmolazione", sperando che questo fuoco malvagio si spenga almeno con qualche "successo".

Un'altra ragione per la pubblicazione della "Guida all'autoimmolazione" è che i risultati di questi gesti non abbiano influenzato l'opinione pubblica internazionale come si aspettava la cricca del Dalai Lama. Magari alcune potenze occidentali che hanno sempre appoggiato la cricca del Dalai Lamanon non osano prendere il rischio di perdere reputazione politica o legittimità morale di sostenere le autoimmolazioni: un atto di violenza e di terrorismo pubblico.

In un'intervista al New York Times del 3 febbraio, il capo del "governo tibetano in esilio" si è lamentato del fatto che: "Se l'autoimmolazione in Tunisia è stato catalizzatore della Primavera Araba, perchè non abbiamo avuto lo stesso supporto della comunità internazionale?".

Un commento da Chinese News Net ha sottolineato che "le autoimmolazioni di tibetani hanno ricevuto raramente l'appoggio della comunità internazionale".

E' difficile immaginare come la comunità internazionale possa appoggiare atti così brutali e inumani. Il governo cinese non crea le condizioni per incoraggiare i tibetani a darsi fuoco.
Quindi non può essere condannato.

I paesi occidentali conoscono tutti il retroterra delle autoimmolazioni. Ci hanno rimesso la faccia a sufficenza non condannando il "governo tibetano in esilio".

La cricca del Dalai Lama ha provato a spingere sulle autoimmolazioni attraverso la pubblicazione di "Guida all'autoimmolazione" per elemosinare la compassione internazionale. Questo atto ha fatto riconoscere chiaramente alla comunità internazionale la ferocia, la follia della cricca esortando alcune potenze occidentali a trattenersi nel dargli sostegno.

La "Guida all'autoimmolazione" pubblicata in questo momento dalla cricca del Dalai Lama cerca di essere un ricatto politico contro il governo cinese, ma si è rivelato essere vano.

Se il piano di "indipendenza del Tibet" fallì nel 1959 attraverso lo scontro militare e la ribellione armata, come è possibile ottenerla incitando alcune povere persone a darsi fuoco?

Infatti, attraverso gli sforzi congiunti a tutti i livelli dei governi locali, la frequenza delle autoimmolazioni è stata frenata e la prova del ruolo del Dalai Lama nella manipolazione delle autoimmolazioni è stata resa chiara. Molti criminali, i cui atti sono detestati dalla gente del posto, sono stati consegnati alla giustizia.

Tutto ciò dimostra l'impopolarità della cricca del Dalai Lama in Cina e la popolarità del governo cinese. Il governo vincerà la battaglia contro le autoimmolazioni così come non si farà illusioni sulla cricca del Dalai Lama, non si aspetterà la gentilezza di alcune potenze occientali, ma manterrà la situazione sotto controllo sulla base dei nostri sforzi.

La fantasia della cricca del Dalai Lama secondo cui ogni autoimmolazione eserciterà una pressione sul governo cinese sarà altamente controproduttiva. Al contrario, ogni caso di autoimmolazione avvenuto è un sanguinoso crimine aggiuntivo che la cricca del Dalai Lama ha commesso sulla stessa etnia tibetana.

Voi, della cricca del Dalai Lama, compresi gli autori della "Guida all'autoimmolazione", sostenete ripetutamente che darsi fuoco è una forma di "protesta pacifica"; vi aspettate la stessa attenzione dei venditori in Tunisia? Allora, per favore, imparate dalla vostra guida quello per cui gli abitanti della rete sono chiamati a fare. Se non osate darvi fuoco, fermate la follia il prima possibile.

Luxun, un famoso scrittore cinese disse che chi rimane vivo non ha diritto di persuadere gli altri a morire. Quindi, fatelo prima voi se pensate che sia una buona idea.

Traduzione dall'inglese a cura di Andrea Parti

martedì 12 febbraio 2013

Il giorno dell'indipendenza del Tibet è solo una farsa


Zhu Ningzhu

Il giorno dell'"indipendenza" del Tibet è solo una farsa


Pechino, 11 febbraio (Xinhua) – Mentre i Tibetani in Cina si godono la festività di "Losar il Serpente d'acqua", o il capodanno tibetano, alcuni separatisti promuovono la commemorazione del cosidetto "centenario dell'indipendenza del Tibet".

La propaganda per le commerazioni pianificate per la giornata del 13 febbraio è apparsa sui siti di "Students for a Free Tibet" (un'organizzazione indipendentista con base a New York), "Il congresso della Gioventù tibetana" e su social network come Facebook.

Questa ostentazione al giorno d'oggi è solo una farsa e a posteriori, uno schiaffo in faccia, un' aggressione straniera alla storia della Cina moderna; compresa quella del Tibet.

Come prova "concreta" è stata citata la cosiddetta "Proclamazione d'indipendenza del Tibet" che, a loro avviso, è stata dichiarata dal 13° Dalai Lama nel 1913.

Difatti, il documento svelato da "Students for a Free Tibet" lo scorso maggio era una pura invenzione, un estratto dal documento originale, che riguardava un discorso interno sul buddismo, pubblicato sotto forma di lettera nel 1932.

La riproposizione della "proclamazione d'indipendenza" era soltanto l'imitazione del concetto errato proposto dall'olandese Michael Walt van Praag, nella sua pubblicazione del 1987: "Lo status del Tibet".

Nel suo libro, van Praag dice che il Tibet ottenne l'indipendenza nel 1913, segnata da una dichiarazione da parte del 13° Dalai Lama.

L'olandese attribuì questa informazione a Tsepon Wangchuk Deden Shakabpa, un ex aristocratico e funzionario del vecchio Tibet che pubblicò nel 1967, in inglese, il testo "Tibet, una storia politica".

Nel suo libro, Shakabpa, che era sostenitore dell'indipendenza tibetana, disse che il 13° Dalai Lama descriveva il Tibet come una "piccola, religiosa e indipendente nazione" in una dichiarazione sul buddismo nel 1913.

Ma i ricercatori di storia moderna e gli studiosi tibetani affermano che la parola esatta usata in quella dichiarazione era "regione" ("bodjongs" in tibetano) anzichè "nazione" o "paese", che può essere tradotta come "rgylkhab".

Fatti storici avvenuti nel corso dei secoli passati mostrano le prove contro il mito dell"'indipendenza del Tibet".

Il Tibet entrò sotto diretto controllo del governo centrale cinese durante la dinestia Yuan, nel corso del tredicesimo secolo. Nel 1288, il regime Yuan formalizzò un'agenzia a livello ministeriale per amministrare l'intera regione tibetana.
 
Durante la dinastia Qing, tutte le reincarnazioni del Dalai Lama necessitavano dell'approvazione di Pechino.

Dopo che fu fondata nel 1911, la Repubblica di Cina riaffermò l'autorità del governo centrale sul Tibet nella prima Costituzione della Repubblica.

Il Tibet elesse 20 delegati al congresso nazionale del 1913.

Nel 1931, 13° Dalai Lama e il 9° Panchen Lama mandarono entrambi rappresentanti alla conferenza della direzione nazionale della Repubblica della Cina.

Nel 1940, il governo nazionale istituì a Lhasa il ramo della Commissione Affari Mongoli e Tibetani.

Il mito dell'"indipendenza" del Tibet fu solo una fantasia che si è evoluta durante il tardo diciannovesimo secolo come prodotto dell'invasione imperialista; in particolare quella degli occupanti britannici.

Nel 1888 e nel 1904 truppe inglesi hanno invaso due volte il Tibet e subirono la resistenza del popolo tibetano.

Almeno quattro volte durante il governo del Kuomintang, i britannici offrirono forniture militari al governo locale tibetano per istigare rivolte.

I rapprensentanti di Gran Bretagna e Cina si incontrarono negli anni 1913-1914 per negoziare un trattato che marcasse le linee di confine tra l'India e i suoi vicini del nord.

Ma il governo cinese non ha mai riconosciuto la Convenzione di Simla, che tentava di garantire alla Cina il controllo secolare sul "Tibet interno", mentre riconosceva l'autonomia di quello "Esterno" sotto il governo del Dalai Lama.

Alle spalle dei delegati cinesi, gli inglesi crearono la famigerata "Linea McMahon" in un accordo sottobanco col rappresentante tibetano Xazha, che il governo cinese non accettò mai.

Secondo tale accordo, il Tibet cedeva 90,000 kilometri quadrati di territorio cinese alla Gran Bretagna in cambio di ulteriori pressioni britanniche sulla Cina per chiedere l'indipendenza tibetana.

La "Linea McMahon" non fu mai accettata dal governo cinese. Ma l'intervento stranierò continuò anche dopo la liberazione del Tibet nel 1951.

Guardando indietro nella storia, è facile vedere cosa ci sia dietro il mito dell'"indipendenza del Tibet" e chi si nasconde dietro questa fantasia.

E' pertanto ridicolo che le forze separatiste straniere mettano in scena tale farsa aspettandosi un applauso dal pubblico.

Traduzione dall'inglese di Andrea Parti

giovedì 7 febbraio 2013

La polizia svela la truffa costruita dietro alle autoimmolazioni nel Nord-Ovest della Cina


La polizia svela la truffa costruita dietro alle autoimmolazioni nel Nord-Ovest della Cina


Hou Qiang

XINING, 7 Febbraio (Xinhua) – Un totale di 70 sospetti criminali sono stati catturati dalla polizia a Huangnan nel nord-ovest della provincia cinese del Qinghai in connessione a una serie di casi di autoimmolazione avvenuti dal novembre 2012, ha riferito un alto funzionario delle forze dell'ordine giovedì scorso.

Lyu Benqian, viceresponsabile del Dipartimento di Pubblica Sicurezza della Provincia del Qinghai, ha detto che dodici sospetti sono stati ufficialmente arrestati dopo i casi di autoimmolazione a Huangnan.

La polizia rafforzerà a fondo gli sforzi indagando sui casi e punendo seriamente chi ha incitato persone innocenti a commettere l'autoimmolazione.

La cricca del Dalai Lama ha architettato e incitato le autoimmolazioni, ha detto Lyu, che è anche a capo di una squadra speciale della polizia che investiga sulle autoimmolazioni. Informazioni personali, come foto delle vittime, sono state spedite all'estero per promuovere questa pratica.

"Molte delle vittime erano frustrate e avevano un atteggiamento pessimista nei confronti della vita, volevano guadagnarsi rispetto con le autoimmolazioni", ha detto Lyu analizzando il motivo di questa pratica.

"Nel frattempo, pochi individui con un forte senso di nazionalismo estremo hanno mostrato compassione con gli autoimmolatori e hanno seguito il loro esempio", ha aggiunto.

I casi erano influenzati dal separatismo della cricca, come dal fatto che il Dalai Lama ha pregato per gli autoimmolatori e i separatisti tibetani all'estero ostentandoli come "eroi".

Le autoimmolazioni nelle vicine province di Sichuan e Gansu incoraggiano molti altri gesti simili, ha aggiunto l'ufficiale.
 
Frustrazione
Jinpa, un monaco per dieci anni del Monastero di Rongwo, si è dato fuoco ed è morto nella piazza Culturale di Regong, l'8 novembre 2012.

Secondo Jigme Tenzin, il suo migliore amico, Jinpa aveva ripreso la vita laica dopo essersi innamorato di una donna, ma dopo scoprì che era una prostituta e si separò da lei.

L'amico ha anche detto che Jinpa disse di essere triste per essere stato disprezzato dalla famiglia, in seguito alla scelta di abbandonare la vita religiosa e ha pensato che i monaci e la gente del posto avrebbero pregato per lui se si fosse autoimmolato. La notte prima della sua morte, i due avevano guardato un programma TV in lingua tibetana su Voice of America, che riportava notizie sulle autoimmolazioni.

Kyihe Monkyi, una donna di 26 anni, divorziata, è morta tramite questa pratica il 17 novembre nella municipalità di Rongwo. Secondo il rapporto della polizia ha avuto relazioni sessuali con molti uomini, conducendola al divorzio.

La sua famiglia le chiese di riunirsi col suo marito per il bene dei suoi figli. Non potè reggere la pressione e si mise in fiamme il giorno prima che la famiglia aveva organizzato per la ripresa del suo matrimonio.
 
Kyihe Monkyi, una tassista che partecipò al funerale di Jinpa. Mostrò compassione e culto per gli autoimmolatori definendoli eroi. Al funerale di Jinpa, monaci e gente del posto fecero donazioni.

Le indagini della polizia hanno dimostrato che molte persone si sono date alle fiamme per ottenere "fama" e un guadagno economico.

Truffa
Lyu ha detto che, il 15 novembre dello scorso anno Tamzin Zhoima, una ragazza di 23 anni, si è data fuoco. Il 22 novembre suo padre Urglo ha contattato persone all'estero tramite intermediari internazionali, pianificando di offrire 25,000 yuan (circa 3,980 dollari americani) da destinare al Dalai Lama e ai monaci Indiani per recitare scritture buddiste per sua figlia.

"Le indagini hanno mostrato che 8,000 yuan erano destinati ad essere dati direttamente al Dalai Lama e il resto ai monaci che avrebbero partecipato al rituale", ha detto Lyu.

Ha anche aggiunto che: "Il denaro non è stato rimesso, anche se persone all'estero hanno anticipato la tassa per lui. Ci sono forti prove per dimostrare che la cricca del Dalai Lama reclama la vita e truffa le persone".

Phagpa, un giovane tibetano di Dowa, ha partecipato al funerale di sei autoimmolatori, compreso Jinpa. Ha offerto donazioni per le loro famiglie e ha lavorato a diffondere le idee del separatismo e dell'"indipendenza tibetana".

Secondo quanto detto dalla polizia, Phagpa stesso ha convinto un monaco di 24 anni, Drolma Je, ad autoimmolarsi, ma il monaco è stato scoperto dai suoi parenti e gli è stato impedito di compiere il gesto.

Nel 2005, Phagpa abbandonò clandestinamente la Cina per l'India, dove ricevette un addestramento in un istituto speciale creato dalle forze separatiste della cricca del Dalai Lama.

Dopo il suo ritorno nel luglio 2011, Phagpa lavorò come insegnante e organizzò corsi gratuiti di inglese. Nel luglio 2012, entrò a far parte di un'associazione illegale a Tongren e consegnò a nome degli organizzatori materiale propagandistico ai funerali degli autoimmolatori.
 
L'8 novembre 2012, Phagpa portò più di 50 alunni delle scuole elementari e pastori locali davanti al governo della città di Dowa, gridando slogan relativi all'"indipendenza tibetana".

Drolma Je ha detto che conosceva Phagpa prima del suo viaggio in India, incontrandolo in giugno e luglio dello scorso anno. Phagba gli disse "l'autoimmolazione sarà favorevole al ritorno del Dalai Lama in Tibet e un fatto positivo per i tibetani".

Phagpa e Drolma Je sono stati incarcerati rispettivamente con l'accusa di omicidio e minaccia alla pubblica sicurezza.

Traduzione dall'inglese di Andrea Parti

Nuovo documentario di CCTV sulle autoimmolazioni

CCTV ha rilasciato il secondo documentario sulla vicenda delle autoimmolazioni.
Il primo, può essere visto qui
 
 


mercoledì 30 gennaio 2013

Nuovi benefici per i tibetani nel 2012


http://chinatibet.people.com.cn/8107538.html
Nuovi benefici per i tibetani nel 2012China Tibet Online 25 gennaio 2013 
La qualità della vita è diventato un argomento caldo durante la prima sessione della 10° Conferenza di Consultazione Politica del Popolo Tibetano, tenuta a Lhasa il 22 gennaio 2013.

Secondo il verbale dei lavori, in linea con il rapido sviluppo economico e sociale del Tibet, nel 2012 il governo regionale ha dato maggior priorità a migliorare la qualità della vita delle persone nel campo degli alloggi, dell'occupazione e del sistema previdenziale.

L'obiettivo dell'occupazione è stato raggiunto
Ma Xiangcun, direttore del Dipartimento Tibetano per le Risorse Umane e Sicurezza Sociale, anche deputato senza diritto di voto alla conferenza annuale ha detto che la nuova popolazione occupata a raggiunto il numero di 25,000 persone e ha registrato che la percentuale dell'occupazione urbana è aumentato del 2.6% nel 2012.

Alla fine del novembre 2012, 16,991 laureati su 17,274 ha trovato lavoro, la percentuale di occupazione tra loro è del 98.36%. Secondo Ma, questi dati mostrano di aver raggiunto il risultato secondo cui "i tibetani laureati raggiungono la piena occupazione e i laureati degli anni precedenti raggiungono fondamentalmente lo stesso risultato.

Il governo regionale ha anche attivato servizi pubblici per la ricerca del lavoro, trovando occupazione a 19,900 persone in difficoltà e 2,233 famiglie disoccupate sono riuscite a trovare lavoro.

Per raggiungere la completa occupazione dei tibetani laureati, il governo regionale ha anche implementato una serie di politiche di agevolazione per incoraggiare tutti i tipi di imprese e istituzioni ad aumentare la loro capacità di assunzione di laureati.

I laureati che hanno scelto di lavorare in imprese e istituzioni fuori dal Tibet hanno anche ricevuto sussidi.

Il sistema previdenziale è stato migliorato
Ma Xiangcun ha detto che le politiche relative al sistema previdenziale che copre sia i tibetani residenti nelle aree urbane che quelli nelle aree rurali è stato ulteriormente migliorato per soddisfare le necessità dei residenti. Nel 2012 è stato stanziato un totale di 2,38 miliardi di yuan contro vari tipi di rischio.

E' stato realizzato un nuovo sistema previdenziale e di ammortizzatori sociali per gli abitanti urbani e rurali di tutti i ceti economici.

Nel 2012, il sistema previdenziale ha soddisfatto la copertura di tutti gli abitanti. La media delle pensioni nelle nuove aree rurali è cresciuta del 91%. 2,3972 milioni di persone hanno goduto di vari benefici pensionistici, è il risultato migliore di sempre.

Nel 2012, il governo locale ha anche aumentato il pagamento del sistema previdenziale, aggiustando continuamente le pensioni base minime di otto volte, aumentando il valore procapite a 2,704 yuan, il più alto valore nel paese.

La pensione minima mensile nelle nuove aree rurali è stata portata da 55 a 90 yuan, mentre il numero per gli abitanti delle città era di 120 yuan.

La politica alloggiativa per i redditi più bassi è stata completamente migliorata
Chen Jin, direttore del Dipartimento per gli Alloggi e lo Sviluppo Urbano e Rurale della Regione Autonoma del Tibet, deputato senza diritto di voto alla conferenza annuale ha detto che il governo tibetano ha implementato una serie di misure volte a migliorare le condizioni di vita per i redditi medio-bassi, una di queste è la politica alloggiativa.
Alla fine del 2012, 70,000 pastori e contadini si sono trasferiti in nuovi alloggi a basso costo previsti dal progetto, secondo le rilevazioni dell'ufficio per la povertà della regione autonoma.

Il progetto è iniziato con un investimento previsto di 500 milioni di yuan. Al momento, la costruzione di 14,723 case è stata completata e le rimanenti 7,277 saranno finite l'anno successivo, quando più di 100,000 contadini e pastori poveri potranno trasferirsi nelle nuove case.

Per risolvere il problema degli alloggi per le famiglie a basso reddito, nel 2012, il governo locale ha abbassato di tre volte i canoni di affitto, nel frattempo il tasso di occupazione di questi alloggi è aumentato del 92%.

Traduzione dall'inglese di Andrea Parti

martedì 29 gennaio 2013

Monaco incita persone al suicidio


Mu Xuequan
Monaco incita persone al suicidio
ABA, Sischuan, 28 gennaio (Xinhua)
Di fronte all'accusa di omicidio, il monaco di alto rango Lorang Konchok non ha mostrato alcuna espressione quando si è seduto al seggio degli imputati in una corte nel suovest della Cina, nella provincia del Sichuan.

L'uomo di 40 anni e il suo nipote di 31, Lorang Tsering, sono stati accusati di aver incitato otto persone ad autoimmolarsi, tre di queste sono morte lo scorso anno. Sono stati processati sabato mattina dalla Corte intermedia del Popolo della prefettura di Aba.

Vestito con un piumino nero, dall'apparenza è difficile dire che questo monaco Geshe, un onorevole alto grado accademico per i monaci tibetani, abbia potuto sfruttare la sua posizione religiosa.

Vicino a lui, Lorang Tsering, con un cappotto invernale nero e blu scuro, sembrava confuso.

L'aula era composta da più di 130 persone incluse le famiglie, gli amici degli imputati, giornalisti e legislatori locali.

Gli avvocati erano stati nominati d'ufficio, dato che gli imputati avevano deciso di non assumerne alcuno. Per il procedimento sono stati convocati anche traduttori tibetani. Il processo è stato condotto sia in mandarino che in tibetano.

Un procuratore ha letto il verbale dell'interrogatorio di Lorang Konchok, dicendo che ricevette una chiamata da Samtan, una vecchia conoscenza che vive all'estero, dopo che il monaco del monastero Kirti, di nome Tapey si autoimmolò nel 2009.

Samtan chiese a Lorang Konchok di incitare molte altre persone ad autoimmolarsi, di raccogliere e spedire all'estero informazioni sui suicidi.

Samtan, 31 anni, scelse di seguire Lorang Konchok come maestro al monastero Kirti e poi lasciò il paese illegalmente. Adesso è una figura chiave di "Squadra di collegamento mediatico del monastero Kirti" un'organizzazione all'estero per "l'indipendenza del Tibet" della cricca del Dalai Lama.

Le prove della polizia hanno mostrato che Lorang Konchok ha fatto 95 telefonate a vari numeri all'estero, incluso un numero indiano da gennaio ad agosto 2012.

Il procuratore ha detto che Lorang Konchok ha chiamato i suoi contatti all'estero ogni volta dopo i cinque casi di autoimmolazione avvenuti a Aba, durante questi mesti

Lorang Konchok ha occasionalmente annuito durante l'interrogatorio e non ha mosso obiezioni alle accuse.

Ha confessato che, usando la posizione di Geshe, ha detto ai monaci locali e seguaci che l'autoimmolazioni non erano contro le dottrine buddiste e coloro che le praticavano erano degli "eroi".

Secondo la sua deposizione in tribuale, Lorang Konchok ha anche promesso di promuovere le loro azioni all'estero attraverso i suoi contatti, così che le famiglie fossero conosciute ed onorate.

Quando gli è stato chiesto se avesse mai pensato ad autoimmolarsi, replicò: "Non oso. Ho paura della morte. Ho paura del dolore".

Tra le persone che si sono date fuoco, sotto l'influenza di Lorang Konchock, c'erano due giovani monaci. Lorang Tsedrup di 23 anni, Tsenam di 19, come anche Jokba il pastore diciannovenne di Aba. Sono tutti morti.

Secondo i pubblici ministeri, Jokba fu presentato a Lorang Konchok da Lorang Tsering. Lorang Konchok aveva continuato a parlargli della nobiltà dell'autoimmolazione e promesso di mandare un suo messaggio alla famiglia dopo la sua morta.

Nella loro dichiarazione di chiusura, i pubblici ministeri hanno detto che Lorang Konchok e Lorang Tsering hanno infranto la legge, violanto la coscienza e la dottrina buddista dell'Ahimsa, o "non uccidere".

Hanno anche detto che, secondo il diritto penale, ogni vita umana è sotto la protezione della legge e privare qualcuno della sua vita è illegale e omicidio intenzionale.

Quello che i sospettati hanno fatto è una sfida alla legge cinese e un atto di estrema indifferenza nei confronti della vita di altre persone, dannosa per l'armonia etnica e la stabilità sociale delle regioni abitate da tibetani.

Hanno commesso il crimine in Cina sotto direzione estera e le informazioni che hanno spedito oltreconfine sono state diffuse dai media internazionali, causando un impatto negativo.

I due sospetti si sono dichiarati colpevoli e hanno espresso rammarico per l'accaduto, i loro avvocati hanno chiesto una riduzione della pena.

Dopo quattro ore di processo, la corte si è aggiornata.

"Lorang Konchok ha infranto la legge", ha detto dopo il processo ai giornalisti Jamtso, il fratello di 45 anni di Lorang Konchok.

Surchung, lo zio di Lorang Tsering da parte di madre, ha detto alla Xinha che spera che Lorang Tsering possa migliorare se stesso in prigione.

"Non ha studiato molto. Non conosce le leggi", ha detto Surchung "Spero solo che la sua vita possa diventare migliore e più stabile".
 
Traduzione dall'inglese di Andrea Parti
 

lunedì 28 gennaio 2013

Storia di un potenziale autoimmolatore

Il presente post tratta una serie di articoli del sito tibet.cn, riportati in questi giorni da CCTV e riguardanti una testimonianza sul fenomeno delle autoimmolazioni di giovani monaci in Tibet.


 Storia di un potenziale autoimmolatore
Zhang Hao

Nota: Un comune giovane tibetano, un giovane lama praticante il buddismo, che si è quasi dato fuoco, è stato abbandonato dai suoi istigatori. Che ruolo gioca il "governo tibetano in esilio" in questa causa? Che bugie e che verità sono nascoste dietro le fiamme? Oggi, Cina Tibet Online pubblicherà la storia di un giovane buddista, un potenziale autoimmolatore.

Sono stato costretto dal "governo tibetano in esilio"
Nell'occasione del cinquantesimo anniversario della pacifica liberazione del Tibet nel maggio del 2001, fu riportato dai media un tentativo di autoimmolazione messo in atto da Gyatso e incitato dalla cricca del Dalai Lama.

Mettendo in atto le istruzioni del Dalai Lama e dei suoi seguaci, fu ordinato al giovane di darsi fuoco nella piazza del tempio di Jokhang a Lhasa mentre Thubten, il suo "assistente" doveva fotografare la scena e mandare la registrazione ai media stranieri.

Ma, a causa di una fuga di notizie, Gyatso e Thubten furono catturati e incarcerati dalla polizia, sancendo il fallimento dell'autoimmolazione.

Gyatso è un "eroico combattente per l'indipendenza" o soltanto uno strumento politico nelle mani del Dalai Lama? Che ruolo ha Gyatso nell'imprevedibile macchinazione?

Dobbiamo rilevare che, una volta che l'episodio dell'autoimmolazione è venuto alla luce, il governo tibetano in esilio, istigatore della vicenda, ha immediatamente pubblicato un articolo del suo "portavoce" sul suo sito ufficiale chiarendo la "verità". Ha immediatamente negato di aver incitato persone ad autoimmolarsi e ha indicato che questa pratica è contraria alla disciplina buddista.

Quando questa dichiarazione è stata rilasciata sul sito, Gyatso non ha potuto credere che, il "Dusum Legong" (o il dipartimento per la sicurezza del "governo tibetano in esilio") che lo ha condotto passo dopo passo nel campo dell'autoimmolazione, lo avesse abbandonato.

"Sono dispiaciuto che mi abbiano abbandonato. Non possono negare. Come possono dire che non avevano niente a che fare con me?" ha detto Gyatso con rabbia, sottolinendo di voler raccontare la sua storia per informare la gente.

Non si torna indietro
Nato nella provincia del Qinghai nel nordovest della Cina, Gyatso, il cui nome laico è Rigzin, non pensò mai di intraprendere un sentiero senza ritorno quando lasciò la casa all'età di 19 anni e diventò un monaco nel monastero di Tsangar, nella circoscrizione di Tongde, nella prefettura autonoma tibetana di Hainan della provincia di Qinghai. Da allora, ha sempre sognato di essere un monaco colto e rispettabile, grazie al duro lavoro.

I dodici anni passati nel monastero di Tsangar sono stati gli anni più felici della vita di Gyatso. Imparando dai maestri, chiaccherando con i suoi amici monaci e occasionalmente andando a casa a trovare la sua famiglia. Gyatso non aveva problemi a quei tempi.

La quieta vita nel monastero di Tsangar lo tagliò fuori dalla noia del mondo esterno. A quei tempi la sua idea e il suo obiettivo erano imparare bene le scritture e migliorare in modo ulteriore la sua conoscenza. Amava la vita lì e considerava il monastero come la sua casa.

Ma la vita cambiò immediatamente quando Gyatso ricevette lettere dai suoi concittadini o amici monaci che erano stati in India. In queste lettere si vantavano sempre di che vita stupenda stavano vivendo in India, la più importante di queste diceva che laggiù "potevano imparare molte cose ed aumentare il grado di conoscenza".

Con il sogno di diventare un "monaco colto e rispettabile", Gyatso andò finalmente nel cosiddetto "Grande Mondo"-Dharamshala, una piccola stazione collinare nell'Himachal Pradesh in India, dove si trovava anche il quartier generale del "governo tibetano in esilio".

Avendo sempre sognato di andare all'estero per migliorare ulteriormente gli studi e immergersi nella compassione buddista, Gyatso non avrebbe mai potuto pensare che non avrebbe imparato niente riguardo la vera essenza del buddismo ma che avrebbe invece rischiato di perdere la propria vita.

Dharamshala non è una perfetta Arcadia ma un abisso, dove le sacre scritture erano rimpiazzate dai "lavori" del Dalai Lama a sostegno dell'"indipendenza del tibet" e finzioni cinematografiche incitanti all'autoimmolazione sostituivano le predicazioni buddiste. Come molti giovani monaci che andarono laggiù, Gyatso perse gradualmente se stesso attraverso il forte impatto della propaganda e del lavaggio del cervello.

A Dharamshala, prese parte per tre volte a scioperi della fame volte incitando al "governo tibetano in esilio", la terza volta gli fu affidato un compito importante. "L'eroe raro" doveva "fare qualcosa di grande".

Il "governo tibetano in esilio" elaborò i progetti di autoimmolazione per Gyatso, ma i primi due tentativi fallirono a causa delle rigide precauzioni della polizia indiana e di una visita di leader statunitensi.

Gyatso era determinato a portare a termine la "grande causa" e non voleva essere ridicolizzato per il suo fallimento. Finalmente, ebbe un'altra possibilità. Fu mandato a Lhasa a commettere l'autoimmolazione nella piazza del tempio di Jokhang per la "causa indipendentista".

Dalla prima volta dove acquisì la "passione" per le autoimmolazioni, alla seconda volta dove si sentì ingannato, alla terza dove torno in Tibet per autoimmolarsi, Gyatso intraprese, senza possibilità di scegliere, un percorso senza ritorno.

Ancora oggi, l'autoimmolazione nella piazza del tempio di Jokhang a Lhasa per Gyatso il potenziale suicida, è l'ultima cosa di cui vorrebbe parlare.

"Ogni volta che penso alla scena dell'autoimmolazione, sento sempre il mio cuore bruciare, come anche il mio corpo avvolto dalle fiamme con eccezione della mia testa. Provo uno sforzo doloroso e non posso ne vivere ne morire" ha detto Gyatso.

La storia del giovane lama che una volta sognava di "sacrificare se stesso alla religione", lascia solo dubbi, shock e profonda commozione nella mente delle persone.

Come studioso a tempo pieno delle sacre scritture buddiste, un giovane pieno di speranza venuto da un remoto villaggio e figlio di un onesto mandriano, Gyatso non si perse mai in cose triviali, e provò sempre a volare via dalla sua città per raggiungere una grande causa e diventare importante.

Questa è la vera riflessione di Gyatso prima che il suo fato cambiasse repentinamente.

Ma a Dharamsala, dov'era anche il quartier generale del "governo tibetano in esilio", Gyatso, il giovane uomo con un cuore puro fu in trappola. Era perso nella falsa aura creata dalla cricca del Dalai Lama, e dette se stesso per un'illusoria "medaglia da combattente indipentente".

Così, Gyatso fu coinvolto nel mulinello politico, forzato da animi contorti ad uno stato di ignoranza. Fu trasformato in un estremista che sceglie il suicidio come più grande gioia.

Comunque, il giovane non sapeva di essere già stato abbandonato e buttato fuori dal tavolo della cricca del Dalai Lama.

In un'intervista, Gyatso disse che c'erano e ci sarebbero stati molti altri giovani impulsivi come lui che avrebbero potuto seguire il percorso dell'autoimmolazione se la cricca del Dalai Lama avesse continuato ancora a propagandare "l'indipendenza tibetana" attraverso tutti i tipi di mezzi di propaganda.

Sfortunatamente, quello che Gyatso aveva annunciato si è avverato oggi. Uno dopo l'altro, giovani si sono dati fuoco e hanno perso la loro vita sotto l'istigazione della cricca del Dalai Lama.
 
Confuso dal mentire
Una figura magra, pelle scura, i tratti del viso regolari con sopracciglia prominenti, Gyatso è l'immagine di un ordinario nomade che vive nel Tibet settentrionale. E' difficile collegarlo ad un autoimmolatore.
 
Nato in una famiglia di mandriani nella provincia di Qinghai, Gyatso, il cui nome laico è Rizgin inizia la sua vita da monaco all'età di 19 anni nel monastero di Tsangar, nella prefettura della regione autonoma tibetana di Hainan.

Rispettando Budda fin dall'infanzia, Gyatso è sempre stato interessato allo "Tsema" del buddismo così come è stato disposto ad impararlo. Dopo aver sentito che in India un numero maggiore di monaci facevano ricerca sullo "Tsema" rispetto alla Cina, Gyatso decise di andarsene a Dharamsala ignorando l'opposizione della famiglia.

Cresciuto nell'isolata città natale, Gyatso non sapeva quali formalità erano necessarie per andare all'estero e, dunque, pagò per essere "aiutato".

Così, dopo aver pagato la tassa, Gyatso fu messo in una casa vicino al monastero Sera di Lhasa insieme a decine di uomini che volevano andare all'estero attraverso Laben, l'uomo che li fece entrare clandestinamente in India nel gennaio del 1999.

Alcuni dei clandestini erano adolescenti, che venivano da famiglie povere. I loro parenti presero in prestito denaro per mandarli all'estero, perchè gli era stato detto che in India la vita sarebbe stata molto migliore che in Tibet.

Molti di loro scappavano a Dharamsala perchè non potevano restare a casa per gli scarsi risultati scolastici o altri motivi.

Guardando tremare quei ragazzi nella fredda stagione, Gyatso sapeva che alcuni di loro non avrebbero mai più visto la loro famiglia.

In quel momento, non poteva evitare di smettere di pensare a suo padre, quello che poteva fare era pregare per lui in silenzio.

Sotto l'istruzione di Laben, Gyatso e gli altri clandestini attraversarono furtivamente il confine ed entrarono in Nepal. Il giovane lama era troppo spaventato per sapere come avrebbe attraversato il ponte che collega Cina e Nepal.

Dopo aver attraversato la frontiera, la prima fermata dei clandestini era "l'ambasciata del "governo tibetano in esilio", un edificio di tre piani a forma di gradini a Katmandu, la capitale del Nepal.

Laggiù, Gyatso e gli altri clandestini furono portati in stanze separate per rispondere ad alcune domande.

Dopo aver spiegato la sua condizione familiare e le ragioni per cui era emigrato in Nepal, a Gyatso furono chieste alcune domande "connotative".

Gli fu chiesto di come fosse orribile la vita in Cina e di elencare alcuni esempi di come gli "Han opprimessero i Tibetani".

Gyatso era confuso perchè non gli era mai capitato nella sua città natale. Non sapeva cosa doveva fare e rispose soltanto che non lo sapeva.

http://english.cntv.cn/20130125/102741.shtml
"Il popolo Han ha invaso il Tibet"
Dopo aver passato pochi giorni in Nepal, Gyatso e altri clandestini furono portati a Dharamsala, la destinazione finale.

Gyatso era scioccato dalla scena che vide quando mise piede a Dharamsala, dove i moderni palazzi residenziali, hotel e negozi sono mischiati insieme a bassifondi sporchi e fienili aperti.

La città composita che univa condizioni moderne e atmosfere fuori moda sembrava lontana dalla terra pura dove imparare il buddismo che Gyatso immaginava.

A Dharamsala, il primo passo per i clandestini era "l'ambasciata del governo tibetano in esilio in India", dove gli fu richiesto di parlare con un vecchio uomo.

La discussione non fu niente di nuovo ma sottolineava ripetutamente come "il popolo Han abbia invaso il Tibet", che confuse Gyatso che pensava che non avesse niente a che fare con lui.

Nella visione di Gyatso, l'unica ragione per cui era andato a Dharamsala era per imparare il buddismo, e sentire che "il popolo Han ha invaso il Tibet" lo fece annoiare. Tuttavia, questo tipo di discussioni, a cui hanno partecipato anche giornalisti stranieri, avvenivano ogni giorno.

All'inizio, le persone erano molto interessate alle esperienze di Gyatso e gli fecero un sacco di domande su Lhasa, sul popolo Han e sul governo tibetano. Ma si limitò a dire cose che non erano ritenute interessanti.

A Dharamsala, era molto difficile vedere il Dalai Lama, il cosidetto leader spirituale del "governo tibetano in esilio". A Gyatso fu detto che "sua santità" viaggiava sempre da un paese all'altro, ma era deluso da questo perchè non poteva capire il motivo dei suoi continui spostamenti.

Dopo, il giovane seppe che non era facile vedere il Dalai Lama anche se era a Dharamsala, chi voleva farlo doveva rispondere a molte domande e doveva essere controllato e perquisito.

Essere sospetti ed emarginati
Non molto tempo dopo l'arrivo il suo arrivo a Dharamsala, Gyatso ebbe la strana sensazione di sentirsi spiato.

Una volta, Gyatso voleva fare una foto vicino ai giardini dell'"ambasciata del governo tibetano in esilio in India". Appena si misero in posa, un uomo uscì dal palazzo e li guardò con sguardo sospettoso.

La gente a Dharamsala era diversa da quella dei suoi concittadini in Tibet. Molti giovani tibetani spesso giravano in abiti alla moda nei loro quartieri residenziali, nessuno di questi lavorava o studiava buddismo. L'unica cosa che facevano ogni giorno era oziare nelle sale da tè.

Non parlavano tibetano, e probabilmente non sapevano parlare bene inglese. Quindi, parlavano tibetano misto ad alcuni termini inglesi, ciò mise Gyatso a disagio. Alcune persone erano anche dipendenti da droghe.

Nella mente di Gyatso, la vita laggiù era lontana dalla quiete e dalla semplicità di casa che aveva conosciuto, senza preoccupazioni, studiando il buddismo al monastero di Tsangar.

I nuovi venuti come lui, si sentivano diversi, diventavano profondamente indifesi, "emarginati".

Come Gyatso, molti "emarginati" erano arrivati lì inseguendo il sogno religioso. Venivano nella città sul confine indiano trascinati dalla venerazione del buddismo e col desiderio di ottenere le più alte conquiste.

Tuttavia, questi ragazzi intrapresero percorsi diversi dopo che i loro illusori sogni religiosi furono interrotti dalla realtà.

Secondo le indagini in India divulgate dal Congresso americano, dal 1986, molti tibetani all'estero sono tornati in Cina. D'altro canto, erano ostili alla propaganda lanciata dalla cricca del Dalai Lama; inoltre non erano capaci di mantenere una vita di base nei paesi stranieri.

Ma altri come Gyatso erano troppo giovani per fare una distinzione tra giusto e sbagliato, e la saggezza datagli da Buddha era insufficiente per distinguere il bianco dal nero. Per questo, intraprese un percorso privo di umanità, il sentiero dell'autoimmolazione.

Sfortunatamente, Dharamsahala, la piccola città nell'Himachal Pradesh, quartier generale del "governo tibetano in esilio", non era il paradiso sognato da Gyatso, ma un "tumore" che diventava sempre più maligno.


Diventai uno scioperante della fame professionista
Non molto dopo il suo arrivo in India, Gyatso divenne monaco in un monastero locale.

Un giorno, vide qualcuno distribuire volantini su cui era scritto che lo sciopero per la fame per "l'indipendenza del tibetana" sarebbe iniziato nel gennaio 2000, a Delhi; chiunque fosse stato interessato avrebbe potuto parteciparvi dopo aver firmato un "giuramento". Molti dal monastero andarono a Delhi e videro il "grande mondo" gratis. Tutti seguirono l'esempio e firmarono il giuramento, Gyatso non fù l'eccezione.

A quel tempo, "sciopero della fame" era una nuova parola per Gyatso; imparò in seguito da un maestro del sutra che significa protestare senza mangiare niente per esprimere le proprie attitudini determinate. Un maestro del sutra vissuto a lungo in India non era d'accordo che Gyatso prendesse parte alla protesta, ma era riluttante di spiegargli le ragioni. Il giovane Gyatso, che era nel periodo ribelle dell'adolescenza, litigò con il maestro e decise infine di andare a Delhi.

Dopo l'arrivo a Delhi, Gyatso fu ricevuto da un uomo chiamato Lhamo Ja, che scappò in India per alcuni comportamenti illegali.

Secondo i relativi materiali accertati in seguito, Lhamo Ja, nato nella circoscrizione di Tongren, prefettura autonoma tibetana di Huangnan, fu un insegnante in una scuola di legge nel nordovest della provincia cinese del Qinghai.

Nel 1993, fu coinvolto in un procedimento penale e fuggì in India. In seguito Lhamo Ja diventò membro della cricca del Dalai Lama, e si impegnò in attività separatiste.

L'ufficio degli "scioperanti della fame" era in un edificio di due piani di una scuola locale. Gyatso non aveva mai pensato di essere l'unico partecipante, pensava invece che ci fossero molte persone coinvolte.

Dopo aver compilato un modulo e aver ricevuto una tenda e un tappeto provvisti dall'organizzatore delle manifestazioni, Gyatso partecipò ad uno sciopero della fame di 72 ore.


 
Il giovane lama ricorda di aver partecipato a tre scioperi della fame, solo la prima volta come volontario. Per "volontario" si intende senza ricompensa economica.
La seconda e la terza volta fu pagato per rimpiazzare altri partecipanti.

Subito dopo il primo sciopero della fame, Lhamo Ja si precipitò a cercare Gyatso e gli disse che doveva prendere parte al secondo sciopero perchè non c'erano abbastastanza persone disposte a partecipare. Successivamente, Gyatso ricevette 500 rupie nepalesi. La terza volta, accadde lo stesso. Allora il ragazzo capì che la maggior parte degli scioperanti era pagato.

Durante il secondo sciopero della fame, uno dei manifestanti gli disse che poteva mangiare qualcosa in segreto se non era in grado di resistere alla fame, disse anche che gli organizzatori erano favorevoli a questa pratica perchè gli avrebbe permesso di manifestare più a lungo. Gyatso era sorpreso e mangiò un pezzo di carne senza farsi vedere.

Il terzo sciopero della fame fu tenuto davanti alla tomba di Gandhi, gli avevano detto che lì molte più persone avrebbero potuto vedere la protesta. Gyatso era diventato abbastanza bravo e riuscì a mangiare una banana senza farsi vedere.

Poi, capì chiaramente che gli scioperi della fame erano un'azione fatta per essere mostrata agli estranei. Per questo erano pagati e avevano il permesso di mangiare.

Nella mente di Gyatso, questa attività era una specie di truffa. Comunque non rifiutò il compito anche se per lui costituiva un guadagno illecito.

In seguito, lesse sui giornali locali articoli relativi ai tre scioperi della fame che sostenevano che il numero di partecipanti aveva superato 600 persone. Avendo preso parte lui stesso alle manifestazioni, Gyatso sapeva chiaramente che partecipavano in meno di dieci persone alla volta.

E' cosa nota che, oltre ad instigare all'autoimmolazione e a manifestazioni di protesta, lo sciopero della fame è uno delle molti metodi del cosiddetto "governo tibetano in esilio" di accaparrarsi l'attenzione dell'opinione pubblica internazionale e pubblicizzare "la questione tibetana".

Tutte le speciali organizzazioni per "l'indipendenza del Tibet" sono responsabili di organizzare agitatori professionisti, attraverso cui possono abusare della compassione del mondo che non è a conoscenza della verità, così da influenzarne l'opinione pubblica.

L'esperienza di Gyatso è solo uno dei tanti casi.

Questi tre scioperi della fame lo portarono ad abbracciare il punto di vista del "governo tibetano in esilio", trasformandolo nella "preda" che stavano cercando da molto tempo e senza risultati.

Il giovane e ignorante monaco Gyatso fu messo nelle liste dei "potenziali autoimmolatori". Dietro di lui, qualcuno stava ordendo una grande cospirazione coperta nell'ombra. Cosa lo convinse a seguirla? E come fu incitato a seguire il percorso dell'autoimmolazione? Perchè fallì le prime volte?

http://english.cntv.cn/20130122/102771.shtml
Autoimmolazione rimandata a causa degli americani
Dopo aver partecipato a tre scioperi della fame a pagamento, Gyatso si avvicinò alla "Federazione Sanqu", un organizzazione che sostiene molte attività per "l'indipendenza del Tibet". Poco dopo, un membro di questa organizzazione cominciò ad incitarlo a commettere l'autoimmolazione.

"Hai partecipato a tre scioperi della fame, non sei una persona comune. C'era un uomo che si dette fuoco, causando grande scalpore in tutto il mondo. Ora, dovremmo avviare qualcosa di simile per attirare l'attenzione del mondo. Tutti quelli che si danno fuoco diventano eroi immortali. Avresti il coraggio di autoimmolarti davanti all'ambasciata cinese in India?" Chiese Lhamo Ja a Gyatso.

Per persuadere il giovane, Lhamo Ja tenne uno speciale incontro, a cui fece partecipare molti membri della "Federazione Sanqu". Lhamo Ja disse a Gyatso: "Se dai la tua vita, il governo in esilio, il Dalai Lama e tutti i tibetani saranno fieri di te! Non avrai niente da rimpiangere se capisci che è un atto glorioso. E mi occuperò io stesso dei piani per te".

A quei tempi, Gyatso aveva una una bruttissima visione del popolo Han e del governo centrale cinese a causa del lavaggio del cervello fatto grazie ai numerosi video e libri di propaganda del Dalai Lama. In più, con l'istigazione di Lhamo Ja davanti a molte persone, Gyatso si agitò e decise di sacrificare se stesso per "la causa tibetana".

Questo, ha ricordato più tardi Gyatso, era il modo in cui i sostenitori dell'"indipendenza del Tibet" incitavano i semplici nuovi venuti. Dopo che si era vantato di poter commettere l'autoimmolazione, non poteva più tornare indietro.

Pochi giorni dopo questo incontro, Lhamo Ja disse a Gyatso di autoimmolarsi il 10 di marzo; una data scelta con attenzione. Il 10 marzo è il cosiddetto "giorno della rivolta del Tibet", ogni anno in questa ricorrenza vengono lanciate molte attività anticinesi e arrivano molti giornalisti esteri. Il Dalai Lama avrebbe anche tenuto un discorso.

Pertanto, autoimmolarsi quel giorno avrebbe significato dare una grande influenza alla "questione tibetana" e il "governo in esilio" sarebbe stato soddisfatto.

Prima dell'autoimmolazione, Lhamo Ja e altre persone registrarono un video di Gyatso, che sarebbe stato spedito alle Nazioni Unite.

Comunque, il giovane, il protagonista dell'autoimmolazione non aveva assolutamente idea di cosa fosse l'ONU, pensava genericamente a un'istituzione con grandi poteri.

Ricordò di essere stato portato in un ufficio a registrare il video; durante le riprese gli fu chiesto di leggere una dichiarazione che conteneva delle richieste compresa una che chiedeva al governo cinese di rilasciare "i prigionieri politici".

Dopo aver finito di registrare, il giovane lama andò a vivere gratuitamente in un albergo di ottimo livello, in attesa di ordini.

Il 10 marzo, Gyatso fu avvisato da un membro della "Federazione" che l'autoimmolazione era cancellata perchè nelle strade c'erano troppi poliziotti indiani che avrebbero potuto interrompere il gesto.

L'azione fu posticipata alla fine di marzo, quando sarebbe stato tenuto in India un importante incontro sui diritti umani. Prima del 25 marzo, Gyatso fece una prova sul posto.

Prima che la prova iniziasse, il ragazzo non aveva assolutamente idea riguardo al tipo di benzina da usare ne a come comportarsi. Lhamo Ja aveva redatto diversi schemi per lui e gli spiegò i dettagli specifici, come vestirsi, dove mettere la benzina e come darsi fuoco. In una parola, si erano scervellati per il successo dell'autoimmolazione.

Gyatso fu scioccato dai loro schemi dettagliati, gli sembrò che non stessero parlando di autoimmolazione, ma di un atto ordinario e quello che stavano per bruciare non era un corpo umano, ma stracci di vecchi vestiti.

Ma il giovane sapeva di aver preso un sentiero senza via d'uscita; che era troppo tardi per tornare indietro e che avrebbe subito ritorsioni se avesse rinunciato. Quindi le sue preoccupazioni crescevano via via che si avvicinava al 25 marzo. In seguito, ricevette un messaggio che diceva che l'autoimmolazione era rimandata ancora una volta perchè un leader americano era in visita in India.

Lhamo Ja disse:"Abbiamo deciso di cancellare l'autoimmolazione perchè gli Stati Uniti ci hanno dato un grande aiuto e non dobbiamo creargli nessun tipo di problema. Ma ti posso assicurare che avrai l'opportunità di contribuire alla causa dell'indipendenza. Ti prego di aspettare le mie prossime informazioni per un piano ancora più grande".

In questo modo, Gyatso fu libero ancora una volta dalla morte. I due piani falliti di autoimmolazione erano prove prima che fosse mandato in Tibet.

Da giovane monaco che voleva imparare le sacre scritture, a essere coinvolto nella propaganda per "l'indipendenza del Tibet, partecipando a scioperi della fame a pagamento, a essere un potenziale autoimmolatore. Gyatso era ignorante, non aveva il tempo, la consapevolezza di pensare alle profonde conseguenze e ragioni che erano nascoste dietro a quello che gli stava accadendo.

La sua mente semplice e i suoi impulsi sono diventati la debolezza sfruttata dall'organizzazione per "l'indipendenza del Tibet". Come altri giovani tibetani, Gyatso era un entusiasta e devoto ragazzo che non aveva ancora maturato una visione autonoma del mondo.

Essendo nato in un'area remota, era facile trapiantargli un'altra visione prima che potesse distinguere ciò che è giusto da ciò che è sbagliato. Tutto questo ha causato la tragedia della sua vita.

L'organizzazione per "l'indipendenza del Tibet" avrebbe lasciato stare Gyatso dopo il fallimento di due tentativi o avrebbe prodotto una cospirazione ancora più grande?

Dopo aver fallito due autoimmolazioni, Gyatso si calmò gradualmente e sviluppò una paura per il suo futuro. Tuttavia non era ancora riuscito ad uscire dalla follia che lo aveva trasformato da giovane lama a fanatico suicida che sognava di "sacrificare se stesso alla religione".

Pochi giorni dopo i due piani falliti, Lhamo Ja incontrò nuovamente Gyatso e gli disse che gli portava buone notizie, dicendogli che aveva ricevuto istruzioni di Ala Jigme, un alto funzionario del "Dusum Legong" (o il dipartimento di sicurezza del "governo tibetano in esilio"), di mandarlo in Tibet ad autoimmolarsi, così da creare maggiore influenza.

Dopo aver sentito quelle parole, Gyatso esitò ed era riluttante di tornare in Tibet dato che aveva infronto la legge per andare in India e non sapeva cosa gli sarebbe accaduto se fosse stato arrestato.

Lhamo Ja era un po' arrabbiato dall'atteggiamento. Comunque, invitò alcune personalità ad incoraggiare il giovane.

Una notte, Gyatso fu ricevuto da Kalon Pema, un alto funzionario del "Dusum Legong". Da quando era in India, era la prima volta che incontrava una personalità così importante.

A quei tempi il giovane lama era confuso e finalmente incontrò qualcuno che era determinato a sacrificarsi per sei milioni di tibetani.

Kalon Pema disse a Gyatso: "Sei stato scelto per autoimmolarti a Lhasa, una città sotto il controllo del governo centrale cinese. Quindi sarà responsabilità della Cina spiegare la tua lotta per "la causa dell'indipendenza". In questo modo avremo un'attenzione universale e il supporto della comunità internazionale. Tu diventerai un eroe e sarai ammirato dal popolo tibetano".

Kalon Pema disse inoltre che, i familiari o amici che avrebbero spedito in India le registrazioni e le fotografie della sua autoimmolazione, avrebbero avuto un trattamento preferenziale e sarebbero potuti venire all'estero per migliorare le loro condizioni di vita.

"Comunque, se sarai arrestato, non dire niente riguardo a noi o metterai in cattiva luce il governo tibetano in esilio. E non tornare indietro se non riesci a portare a termine la tua missione", disse Kalon Pema.

Gyatso si sentì molto arrabbiato per quello che gli era stato detto, perchè nella sua mente si stava sacrificando per "l'indipendenza del Tibet". Come poteva portare in cattiva luce il "governo Tibetano in esilio"?

Comunque restava dell'idea che il Dalai Lama lo appoggiasse, quindi il "governo tibetano in esilio" non lo avrebbe abbandonato. Per questo motivo obbedì all'ordine.

In linea con quanto detto nel meeting con l'alto funzionario, Gyatsto fu mandato in Nepal.

Lì ricevette circa 8000 dollari per rientrare in Tibet sotto falso nome.

Andò a Lhasa con un uomo, chiamato Thubten, che fu designato dal "Dusum Legong" per fotografare la scena dell'autoimmolazione di Gyatso.

Comunque, nonostante la scrupolosa preparazione, i due furono arrestati prima di arrivare a Lhasa. Il ragazzo fu portato alla stazione di polizia, era estremamente nervoso e non aveva con se nessun documento.

Che tipo di sanzione affronterà dopo essere l'arresto? Thubten sarà affidato alla giustizia? Gyatso, il giovane lama che aveva vagato tra la vita e la morte, non fu ne il primo nell'ultimo fanatico fuorviato i cui impulsi irrazionali erano controllati da determinate persone per determinati fini.

La domanda di come evitare ai giovani simili tragedie resta senza risposta.

Traduzione dall'inglese a cura di Andrea Parti